La scritta HAIR, tutta dorata, sormonta il palco, 16 ragazzi girano tra il pubblico per un coinvolgimento già prima che inizi lo spettacolo al Teatro Carcano (dove è in scena fino all’11 gennaio 2026 e poi in tour). Il frinire dei grilli porta nell’atmosfera del parco. Le parole introducono il tema dominante del musical Hair, sintetizzabile in libertà e amore in contrapposizione alla guerra. Anzi, alle guerre, che in questi anni sembrano in continuo aumento: davvero tante, anche se molte del tutto ignorate o guardate in tivù come se fossero un ennesimo film di guerra.
Con Hair The Tribal Love – Rock Musical, secondo il titolo completo, siamo nel 1968, piena guerra in Vietnam, quando i ragazzi statunitensi venivano mandati lì a combattere. Quel clima appare chiaramente in scena, attraverso le tante scritte contro la guerra in Vietnam che contornano il palco, mentre i ragazzi corrono tra la platea riprendendo lo slogan di allora: «Fate l’amore, non fate la guerra». Infine compare una bandiera con le strisce formate da fucili e le stelle in versione aerei, perché erano i ragazzi americani che venivano mandati a combattere. Spesso neri, si dice in scena, mandati dai bianchi a combattere i gialli.
Ora rivivere quella atmosfera attraverso Hair è occasione per sottolineare quanto la contestazione era stata vivace, con manifestazioni in strada, ben oltre i confini americani: impossibile ignorarla. Addirittura con questo musical, rimasto nella storia del teatro e del cinema e ancora oggi ricordato. Un musical che allora aveva dato fastidio. Salta persino la corrente: in questa edizione all’inizio del secondo atto i ragazzi in scena si allarmano. Scoprono che non è un cortocircuito: sono proprio dei fili tagliati.
Il «no» alla guerra, il «no» alla morte portata volutamente e con determinazione scorre lungo le strade, invade palco e platea per arrivare fino a noi. Ieri come oggi.
A rendere tutto maggiormente carico di significati è la messinscena voluta da Simone Nardini, che ha curato regia, scenografia, costumi, con la musica dal vivo. Sul palco 19 interpreti, tutti giovani, con una gran carica di energia, nelle voci quando cantano e nei movimenti, che arriva fino agli spettatori. Si muovono perfettamente all’unisono; le braccia verso l’alto a diventare ugualmente protagoniste. Indossano abiti anni ’60, costumi tutti diversi per raccontare un coinvolgimento nelle proteste che toccava veramente tutti. Tra loro è Claude, che ha ricevuto la cartolina di richiamo per partire per il Vietnam. Alla fine, dopo vari tentativi di sfuggire, deve partire. Ora i capelli sono tagliati molto corti: non più i lunghi capelli, simbolo di contestazione e di libertà. Hair, il titolo, diventa anche lui un simbolo, chiaro anche per chi nulla sa di quegli anni e nemmeno del Vietnam e del significato che ebbe allora.
Ora a teatro Hair The Tribal Love è anche un inno alla libertà, un invito a sentirsi liberi. Sul palco un attore, versione adulto, ricorda ai ragazzi di vivere la libertà senza sentirsi in colpa, senza dimenticare di non fare mai male a nessuno. Un invito dal valore universale, che travalica il momento raccontato con Hair The Tribal Love, e va oltre la cultura hippy alla base del musical fine anni ‘60.
In esclusiva nella sola data del 6 gennaio al Teatro Carcano, Jacopo Sarno è special guest star di Hair The Tribal Love – Rock Musical nel ruolo di Claude.
(Nella foto © 2025 Memory Slash Vision studios una scena da Hair The Tribal Love – MTS Produzione)






