Una selezione da un grande archivio per raccontare un universo fatto di relazioni e interazioni dinamiche. E’ la mostra fotografica “Fotoni”, personale di Ila Bêka (all’anagrafe Filippo Clericuzio), esposta fino all’11 ottobre 2026 al Magazzino delle Idee di Trieste.
Curata da Barbara Casavecchia e prodotta dall’ERPAC (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia), l’esposizione svela per la prima volta al pubblico una selezione di oltre 300 fotografie tratte dal mastodontico archivio personale dell’artista, che conta circa 300.000 immagini realizzate in quattro decenni di incessante e silenziosa pratica artistica. Il titolo della mostra evoca direttamente la passione di Ila Bêka per la meccanica quantistica e le intuizioni di Albert Einstein sulla natura corpuscolare della luce.
Insieme il titolo è il risultato di una sottile dose di autoironia dell’artista, perché molte delle immagini esposte in mostra appaiono a grandi dimensioni, ma sono state catturate con lo smartphone. Per Ila Bêka il cellulare assume la funzione di un moderno taccuino di schizzi: conta la prontezza dell’annotazione visiva. Vagando per le strade del mondo, Ila Bêka registra attese, dettagli trascurabili, piccoli eventi urbani e frammenti di quotidianità, liberandosi dall’ossessione per la perfezione formale per concentrarsi sulla pura e istintiva “grammatica del guardare”.
Girando tra le immagini esposte emergono due grandi temi: il corpo e la luce. La tematica del corpo appare nelle serie fotografiche realizzate durante l’adolescenza a Latisana, dove Ila è nato nel 1967, e sulla vicina spiaggia di Lignano Sabbiadoro, dove le inquadrature giocano con i volumi dei corpi dei bagnanti. La luce, invece, è il fil rouge che unisce la selezione di immagini più astratte e rarefatte, incentrate su di essa come materia primaria della visione e delle nostre esperienze percettive. Buio, tenebre, riflessi, baluginii diventano simili ad apparizioni “…capaci di riempirci dello stesso stupore che, da piccoli, ci ha colti nello scoprire un raggio di luce che danza tra la polvere, o un micro arcobaleno che s’imprime sul palmo aperto”, scrive nel suo testo critico la curatrice.
Ila Bêka è noto a livello internazionale per il sodalizio cinematografico con Louise Lemoine. Il lavoro di documentazione urbana e architettonica è stato acquisito nel 2016 dal MoMA di New York.






