Marina Rocco Maria Stuarda contemporanea al Teatro Franco Parenti

Marina Rocco una Maria Stuarda contemporanea al Franco Parenti

Questa Maria Stuarda non viene decapitata, ma…

Marina Rocco entra dalla platea. Il mio nome è Maria Stuarda dice, presentandosi. E inizia a raccontare. Timida, un po’ impaurita, per la prima volta ha qualcuno che la ascolta.

Con Il mio nome è Maria Stuarda, ora al Teatro Franco Parenti, Marina Rocco tratteggia perfettamente questa giovane donna, taillerino grigio, modi composti, tanto da raccontare. Le dà un candore che si coglie nella voce, nelle piccole esitazioni, unite alla determinazione di raccontare. Lei sa quanto il caso è importante nella sua storia, ma comincia dall’inizio. Da quel nome altisonante che le ha dato il padre. Voleva che lei fosse una regina: voleva chiamarla Elena. Le regine che contano sono quelle inglesi gli avevano detto al bar. Così lei è Maria Stuarda. Non è andata a scuola, ma sa fare la sua firma. E ha un bel viso: se hai una bella faccia hai il potere, le dice il padre. Sposa Michele, brutto, piccolo, ma con un lavoro. Dopo la guerra risulta disperso in Russia, che a lei non dà diritto alla pensione.

La guerra è finita da due anni e lei un lavoro non lo trova. Finché un giorno… Il suo racconto continua ed emergono tanti ricordi. A volte il racconto diventa rievocazione con i gesti che diventano parole. Che cosa è successo? Chi era veramente Michele? Come erano i rapporti? Ma a Maria Stuarda hanno insegnato a sopportare. La ribellione non è prevista: nel caso…

Nel 1947 le donne avevano appena ottenuto il diritto di voto, l’adulterio – quello della donna, naturalmente (!) – era punito con il carcere, come l’aborto e tante altre leggi contro le donne sarebbero state abolite molti decenni dopo.

Gesti misurati, ma attenti, che dicono anche più delle parole: Marina Rocco alla fine ricorda proprio la situazione femminile, di molte donne che ancora oggi sono vittime con carnefice a carico. Se ora le leggi ci sono, spesso non basta. Eppure le donne hanno un potere che va oltre il bel faccino, di cui parlava il padre. Sono artiste, musiciste, come la sassofonista Marina Notaro in scena con Marina Rocco, impegnata in improvvisazioni musicali e altre di Michael Nyman per amplificare le emozioni che nascono dal racconto. Non solo, perché la sua musica, la sua presenza in scena come sassofonista sottolineano il valore delle donne. E’ un suggerimento in uno spettacolo capace di riservare ben più di una sorpresa. Tutte da scoprire per il pubblico (qui niente spoiler).

La storia infatti di sorprese ne riserva decisamente molte. Insieme riesce a raccontare un’epoca: le macerie lasciate dalla guerra, gli uomini morti o sciancati, le donne che non trovano lavoro o sfruttate in tutti i modi se occupate. Se poi la cultura non c’è la situazione è anche più difficile: la nostra protagonista si stupisce quando scopre che Maria Stuarda era stata decapitata. Quella che va in scena è una situazione con una precisa datazione, ma ancora estremamente attuale. A rendere il racconto particolarmente coinvolgente è Marina Rocco, che con misura sa trasformarsi, dando a Maria Stuarda ingenuità, candore, ma anche determinazione. La messinscena studiata dal regista Andrea Piazza dà forza alla storia. Dapprima è lei, la sua storia, per poi assumere nuove dimensioni cronologiche che diventano spaziali. Le riflessioni, poi, sono ben più di una in uno spettacolo che sa conquistare.

(Nella foto, Marina Rocco protagonista di Il mio nome è Maria Stuarda)

Il mio nome è Maria Stuarda

di Nicoletta Verna
progetto ideato da Andrée Ruth Shammah
con Marina Rocco e Marina Notaro al sassofono
regia Andrea Piazza
costumi Simona Dondoni

produzione Teatro Franco Parenti

Sabato 7 e domenica 8 Marzo 2026 Marina Notaro sarà sostituita da Serena Tarozzo.

A Milano, Teatro Franco Parenti, Sala Blu, dal 24 febbraio all’8 marzo 2026