«Vengo al funerale della vecchia»: è la parola d’ordine per entrare nel locale. E’ l’inizio di A qualcuno piace caldo. Segnala anche l’epoca, quando a Chicago imperversava il proibizionismo e nei locali – gestione mafia – si consumavano alcolici, in perfetta clandestinità. Conseguenti arresti, sparatorie, chiusure dei locali. Joe e Tony si trovano in mezzo: suonavano lì, ma devono cercare un altro lavoro, ormai senza soldi. Anche senza cappotto, perso causa incaute scommesse su cani dai nomi improbabili.
Quando vanno in un garage per ritirare l’auto che sono riusciti a ottenere in prestito con facile inganno da Lily Morris (Maria Rosaria Carli), incappano in un’altra sparatoria. E’ la famosa strage di San Valentino: è la Storia che arriva in scena. Per Joe e Tony significa il veloce passaggio da suonatori a testimoni di una strage di mafia. E’ necessario scappare da Chicago e trovare velocemente un ingaggio. Lo trovano in una orchestrina tutta al femminile.
Con A qualcuno piace caldo la storia che arriva a teatro, ora a Milano al Teatro Manzoni, è quella dell’omonimo film di Billy Wilder, considerata tra le più belle commedie americane. Il passaggio da cinema a teatro, con linguaggi diversi, offre anche nuove, differenti possibilità. Che Geppy Gleijeses con la sua regia utilizza ottimamente, offrendo uno spettacolo perfettamente in equilibrio tra reale e fantastico. Anche assurdo, come alcune divertentissime battute e situazioni, con Joe e Tony che diventano Dafne e Josephine. Gianluca Ferrato e Giulio Corso danno alle loro «musiciste» quel traballante equilibrio, causa tacchi, voce, abbigliamento, con contorno di ambiguità e impulsi da frenare, che i loro ruoli richiedono.
Dapprima sono in stazione, poi nelle cuccette sul treno, fino ad arrivare nella hall di un lussuoso hotel a Miami. Sono ambienti che le proiezioni – immagini e video – ricostruiscono con sfarzo, fedeltà, piacere visivo. Finché dalla platea arriva lei. Non è Marilyn, ma Euridice Axen è una Zucchero Kandisky – piace poco il cognome Candito usato in italiano – perfetto incrocio tra sensualità e candore. Sul treno che li porta a Miami non c’è il gorilla, ma gli equivoci, causa il necessario travestimento, diventano un gioco di ambiguità e passione da tacitare.
Zucchero si racconta alle due nuove «amiche»: è delusa dai sassofonisti e in generale dagli uomini. E come darle torto quando si vede il fattorino dare una pacca a Dafne? Pur poco femminile è pur sempre vestita da donna: il giudizio inevitabile è implicito.
Se questo è negativo, diverso appare il giudizio quando Zucchero racconta di cercare un occhialuto miliardario, certezza di protezione, non di scalata sociale, come sottolinea l’attrice durante la presentazione dello spettacolo. Anche occasione per l’ennesimo, giustamente surreale, travestimento di Tony: potenti occhiali e diventa Gazoline. Una conchiglia in mano lo trasforma nel proprietario della Shell: battute e situazioni, sufficientemente assurde, si susseguono per il divertimento degli spettatori. Che una possibilità esclusivamente teatrale moltiplica. Mentre vediamo un falsamente ritroso “Uomo della Shell” impegnato sullo yacht con Zucchero versione sexy samaritana, Dafne percorre il proscenio più volte in un travolgente tango con Oscar Fielding, a cui Francesco Laruffa dà tutta la possibile ingenuità.
In qualche momento si sente il profumo della polvere da sparo, in altri il sigaro da perfetto gangster. Ma anche – questa volta non prerogativa teatrale – la parte musicale. Qualche accenno di contrabbasso e sassofono, da musicisti secondo copione, qualche nota di Magic Moment e la famosissima I Wanna Be Loved by You, a cui Euridice Axen dà tutto il possibile stile sexy da Marilyn. La canzone è attesa, come lo è la scena finale.
Le onde del mare sul fondale, la sagoma di un motoscafo in scena ed ecco la famosa battuta «Beh, nessuno è perfetto!», considerata tra le più belle battute cinematografiche. Bella, divertente (ora anche con un tono di inclusività), rivolta a Dafne da Oscar Fielding – Francesco Laruffa, ottimamente intonata anche sul palco. Dove, alla fine, richiamati dai prolungati applausi, appaiono tutti gli undici attori del cast. Travestimento prettamente teatrale per alcuni, impegnati in più ruoli per 16 personaggi ben differenziati, che danno vita alla storia. In scena, al momento degli applausi, Gianluca Ferrato (Joe) è vestito da Dafne, ma senza parrucca. Giulio Corso (Tony) è ugualmente Josephine, tacco 5, abitino midi, ma niente parrucca. Il gioco teatrale continua, tra il divertimento del pubblico.
(Nella foto di Tommaso Le Pera, una scena di A qualcuno piace caldo)
A qualcuno piace caldo
di Mario Moretti liberamente tratto dal film di Billy Wilder
Personaggi e Interpreti
JOE poi DAFNE Gianluca Ferrato
TONY poi JOSEPHINE Giulio Corso
1° UOMO GARAGE Francesco Laruffa
2° UOMO GARAGE Antonio Tallura
LILY MORRIS Maria Rosaria Carli
GHETTE Salvatore Esposito
CLIENTE – TENENTE CALLAGAN Antonio Tallura
POLIAKOFF Teo Guarini
SUSY Maria Rosaria Carli
ZUCKY KANDISKY detta ZUCCHERO CANDITO Euridice Axen
BIBI Stefania Barca
OSCAR FIELDING Francesco Laruffa
CAMERIERE – FATTORINO Davide Montalbano
PICCOLO BONAPARTE Michele Demaria
BONNIE Stefania Barca
KILLER Davide Montalbano
Scene e Regia Geppy Gleijeses
Aiuto regia Roberta Lucca – Costumi Chiara Donato – Proiezioni Luca Condorelli – Elementi scenografici Roberto Crea – Musiche Matteo D’Amico – Light designer Francesco Grieco
A Milano, Teatro Manzoni, dal 17 al 29 marzo 2026 (feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 28 marzo ore 15,30 e 20,45)






