La musica dice subito America. Il titolo, November, certo non è casuale: a novembre per gli Stati Uniti cadono il Giorno del Ringraziamento e le Elezioni presidenziali. Due circostanze con cui deve fare i conti il protagonista della commedia di Mamet. È Charles Smith, il Presidente degli Stati Uniti alla fine del suo primo mandato, deciso a farsi riconfermare (contro le generali previsioni). Ma il suo indice di gradimento è “più basso del colesterolo di Gandhi”, come gli dice il suo «braccio destro» Archer Brown. Gli spot pubblicitari a sostegno della sua candidatura sono stati solo due: a Cleveland e in Alaska, per mancanza di soldi, a cui Charles Smith cerca di porre rimedio con tutti i modi possibili (e impossibili).
Quali lo si scopre con l’evolversi della commedia di Mamet. Che appare subito scoppiettante, capace di divertire molto il pubblico del Teatro Manzoni a Milano e offrire continue occasioni di risate. Ma non solo. Festeggiando i 50 anni di teatro con questo ruolo davvero magnificamente interpretato, Luca Barbareschi, con un ritmo ottimamente senza respiro, tratteggia questo Charles Smith. E’ un Presidente, figlio di una parte di America che sta perdendo la moralità, con scarso rispetto per ogni etnia, ebrei, musulmani, ma anche cristiani, nativi americani e, guardando più all’indietro, Padri Pellegrini. A completamento è un qualunquismo che affiora nelle battute, insieme a una bella dose di pregiudizi razzisti, sessisti, xenofobi, che Mamet lascia intuire accompagnandoli a innumerevoli occasioni di risate.
Charles Smith è un Presidente dotato di scarsissimo senso critico (“che cosa c’è di me che non piace più alla gente?”), accompagnato da sfrenata ambizione (“Voglio essere il Presidente degli Stati Uniti d’America”). Se prestiamo attenzione alla mazza da golf brandita e alla cravatta rossa il pensiero va immediatamente a un personaggio molto attuale. Non pensava a lui Mamet scrivendo November, ma i comportamenti si ripetono. In uno Studio Ovale della Casa Bianca, splendidamente ricostruito sul palcoscenico, imprecazioni e frasi volgari abbondano. Che risultano per nulla estranei al luogo: Nixon pare imprecasse abbondantemente. Le registrazioni confermano.
A fare da contrappunto al Presidente di Luca Barbareschi è l’avvocato Archer Brown, suo braccio destro, che Simone Colombari tratteggia magnificamente, mentre cerca di riportare alla ragione il Presidente. Con estrema calma e senso della realtà non si perita di dirgli “Ti odiano”. Quando gli viene chiesto che cosa non piace più alla gente non esita a rispondergli “Che sei ancora qua”.
Un’ottima coppia. A creare ulteriori problemi è Clarice Bernstein, che scrive i discorsi al Presidente. E’ appena tornata dalla Cina, dove è andata a prendere una bambina da adottare. E’ tornata con l’influenza – Cina uguale aviaria: la conclusione è immediata – ed è decisa a convincere il Presidente a sposarla con Isotta. Azione ai tempi della commedia – November è del 2007 – altamente illegale. Anche questo è dunque un problema per il Presidente, che se la deve vedere con l’inflessibile Clarice Bernstein, disegnata come estremamente determinata da Chiara Noschese, che alle rivendicazioni sociali contrappone improbabili abbigliamenti. Dapprima appare infagottata «versione barbona» e successivamente in abito da sposa (niente fashion) con eskimo.
Siamo alla vigilia del Giorno del Ringraziamento con la tradizione del tacchino sulla tavola. Antica tradizione a cui dal 1963 si contrappone la grazia a due tacchini donati al Presidente Usa dalla National Turkey Federation. E’ tutto da scoprire quando nello Studio Ovale irrompe il rappresentante dell’associazione, reso ben consapevole della tradizione da Nico Di Crescenzo, ma convinto di doversi barcamenare con la realtà. Così la Storia si mixa agli interessi del Presidente Usa: la critica affiora di nuovo.
In questa giornata di alto caos, ma di estremo divertimento per gli spettatori, tra le tante risate appare Dwight Grackle, altro motivo di sicuro scompiglio. E’ un nativo americano con copricapo di piume, secondo iconografia tradizionale, splendida caricatura di Brian Boccuni, che aggiunge un aspetto saltellante per risate e radicati giudizi americani che affiorano.
Sono tutti personaggi, che, pur divertendo molto, incarnano traballanti diritti civili. Con loro affiorano alcuni dei problemi degli Stati Uniti. Sono i matrimoni gay, che nel frattempo, da quando la commedia è stata scritta, hanno trovato una risoluzione. E’ la questione dei nativi americani, accuratamente tacitata nei secoli, ma non veramente risolta. Se poi consideriamo una delle battute della commedia – dialogo tra Archer Brown e il Presidente – un altro problema americano è messo in evidenza. Archer Brown dice al Presidente: “Non possiamo costruire il muro per tenere fuori gli immigrati clandestini”. “Perché no?”. “Servono gli immigrati clandestini per costruire il muro”. Fatti gli indispensabili «distinguo», non sono solo problemi americani. Nemmeno sono gli unici problemi americani che affiorano.
Con qualche riferimento attuale e autocitazioni divertenti da cogliere, come “Le cose cambiano” e, in un certo senso, “Boston Mariage”, tra continui squilli di telefono (perlopiù l’assillante moglie del Presidente), la commedia procede a ritmo vorticoso con una storia ed eventi tutti da scoprire, per più di una sorpresa. Mette in scena eventi che paiono assurdi e impossibili, garanzia di continue risate. Ma sotto le risate affiora una attenta e non superficiale satira politica.
(Nella foto di F. Di Benedetto una scena di November con Luca Barbareschi e Simone Colombari)
November
una commedia di David Mamet
traduzione di Luca Barbareschi
con Luca Barbareschi – Charles Smith
Chiara Noschese – Clarice Bernstein
Simone Colombari – Archer Brown
Nico Di Crescenzo – Rappresentante associazione nazionale produttori tacchino
Brian Boccuni – Dwight Grackle
regia Chiara Noschese
scene Lele Moreschi; costumi Federica De Bona; luci Francesco Vignati
Produzione Cucuncia Entertainment e Goldenart Production
A Milano, Teatro Manzoni, dal 5 al 17 maggio 2026 (feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 16 maggio ore 15,30 e 20,45)






