Abitino colorato, tacco 5, nastro tra i capelli: è lo stile anni ‘60. Loro sono le quattro protagoniste di Due partite ora alla Cavallerizza MTM a Milano. È giovedì, giorno di partita a carte, scala a quaranta, il gioco di quegli anni. Giocano a soldi: se vincono sono gli unici soldi solo loro, non passati dal marito. Perché Gabriella, Claudia, Sofia, Beatrice non hanno un lavoro, nemmeno hanno potuto seguire le loro passioni, sacrificate alla famiglia.
Il giovedì attorno al tavolo è anche giorno di confidenze tra amiche di lunga data. Non sono felici, ma non se ne disperano, le figlie sono il pensiero dominante. Le bambine, in un’altra stanza, giocano alle signore e collezionano le foto di Grace di Monaco ritagliate dalle riviste.
Attorno a quel tavolo Cristina Comencini autrice di Due partite fa incontrare quattro donne molto diverse per carattere, aspirazioni, ma con unico lavoro occuparsi della famiglia. Gabriella avrebbe potuto diventare una grande pianista, se non avesse sacrificato la carriera alla famiglia. Sofia, sposatasi perché era incinta, ha un amante, storia piena di passione, ma finita. Claudia sa che il marito ha un’amante e un’altra casa, ma ha tre figli. Beatrice è incinta, prossima a partorire, ha conosciuto il marito leggendo i libri con le poesie di Rilke. È la più romantica. È lei che muore. Suicida.
Il ritorno dal funerale segna l’inizio della seconda parte, 45 anni dopo, quando lo spirito con cui si ritrovano per la partita a carte è molto diverso. Loro sono le quattro figlie ormai adulte, affermate. Sara, diversamente dalla madre Gabriella è riuscita a diventare pianista, tiene concerti come il marito orchestrale, che non lavora molto e la soffoca ansioso. Rossana, figlia di Sofia, è medico come il marito: si incontrano solo il fine settimana nella casa al mare, causa turni in ospedale che non coincidono. Cecilia, figlia di Claudia, vuole un figlio, ma non ha un compagno. Pensa di averlo con l’inseminazione artificiale: da sola non le lasciano adottarne uno. Giulia ha appena perso la madre Beatrice suicida. Il padre, si chiede, come ha fatto a dormirle accanto tutta una notte senza accorgersi che era morta?
Tutte lavorano, si sono affermate professionalmente. Romanticismo zero, figli meglio di no (ma c’è una eccezione). Non considerano più la famiglia come la vocazione femminile e hanno accanto degli uomini che sembrano un po’ frastornati. Almeno dal racconto che loro ne fanno. Ma la domanda è sempre quella: sono felici?
Tra le due partite cambiano i suoni. Allora suonava “Mi sei scoppiato dentro il cuore” e Mina la si ascoltava sul 45 giri. Ora la musica è meno palpabile e invece a fare da colonna sonora è il continuo squillare di telefoni. Spesso vissuti dai mariti come mezzi di controllo sulle mogli. Il panorama sonoro è spia del cambio di modo di vivere. Perché tra le due partite a carte sono passati molti anni. Quelle bambine che non abbiamo mai visto, allora oggetto di preoccupazione per le madri, al punto da plasmarne le loro vite, ora sono diventate soggetto.
In scena alla Cavallerizza MTM sono le stesse attrici che interpretavano le loro madri. E’ una scelta che più sottolinea quanto forte sia stata l’influenza delle madri, ma anche quanto siano riuscite a cambiare, ben evidenziato da Cecilia Broggini, Ancilla Oggioni, Beatrice Beltrani, Sabra Del Mare, perfette in entrambi i ruoli. Loro ora sono diverse, non disposte a sacrificarsi.
Mentre loro si cambiano d’abito gli anni sono passati. Sono anni di conquiste femminili, almeno in termini di leggi, dal divorzio all’aborto, all’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore, queste ultime solo conquiste del 1981. È cambiato il modo di vestire. Non è un semplice passaggio dal colore al nero: il nero non è più il colore da portare per tutta la vita dopo un lutto. Come vestirsi ora lo decidono le donne. Molto resta ancora da fare, però.
E’ cambiata la mentalità. Tra sorrisi e risate, un tacco 5 che diventa tacco 12, un abito verde che si tinge di nero, in scena emerge chiaramente. È la presa di coscienza delle donne che hanno studiato e non accettano più di valere meno di zero. Ma la parità economica non c’è ancora: gli stipendi non sono uguali. Così la commedia, raccontandoci ieri e oggi, suscita più riflessioni. Riguardano il modo di vivere, la condizione femminile. Insieme fa intravvedere la necessità di ulteriori evoluzioni, perché non basta cambiare abito e colori. Questi sono cambiati, ma la commedia, andata in scena per la prima volta nel 2006, ha ancora risvolti attuali.
(Nella foto di Michela Ravasio il cast di Due partite di Cristina Comencini)
Due partite
di Cristina Comencini
regia e interpretazione Cecilia Broggini, Ancilla Oggioni, Beatrice Beltrani, Sabra Del Mare
produzione associazione Wow
a Milano, MTM La Cavallerizza, dal 17 al 22 febbraio 2026 (domenica 22 febbraio ore 19.30)






