È un ambiente che parla di casa quello in cui si muove Elena Arvigo. Lei infatti, con il suo nuovo spettacolo Appunti per il futuro, al Teatro Out Off fino al 1° febbraio, vuole parlare di una dimensione più privata della guerra. Attraverso le parole scritte da Svetlana Aleksievič sui suoi libri, parla dei sovietici durante la Seconda guerra mondiale. Ma soprattutto porta in scena il punto di vista di chi la guerra l’ha subita. L’ha vissuta come momento non eroico ma personale, fatto di paure, morte che passa accanto, bombe implacabili. In particolare ha cercato il racconto delle donne, fatto di storie destinate a non finire sui libri. «Non scrivo una storia della guerra, ma una storia dei sentimenti» commenta la giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič, che dal 2020 vive in Germania, dopo essere stata costretta a lasciare la Bielorussia.
«Voglio portare sul palco – dice Elena Arvigo – tutte quelle voci che mi hanno accompagnato in questi anni per riflettere ancora sulla necessità, oggi più che mai, di porre la persona al centro e al di sopra dei meccanismi politici».
Con Appunti per il futuro si sente raccontare di una ragazzina di 15 anni che va al fronte con una valigia piena di cioccolatini. Si parla di ragazzini mandati in guerra, di altri a cui vengono messe nelle mani due bombe, ma anche di bambini che giocano alla guerra e allora la domanda è: perché regalare armi ai bambini?
In scena emerge il senso della guerra, portatrice di paure difficili da dimenticare, di distruzione, di morte che tocca indifferentemente bambini e adulti: 25 milioni è il numero spaventoso che riferisce Elena Arvigo.
Le parole lasciano il posto alle immagini con soggetto delle donne in guerra: in posa davanti all’obiettivo, a cui non possono raccontare la verità.
Sul finale è l’emozione legata al disastro di Chernobyl, tratto da Preghiera per Chernobyl, ugualmente di Svetlana Aleksievič. Al centro della storia è una coppia che vive proprio lì. Lui è un vigile del fuoco e il 26 aprile 1986 è tra i primi che deve andare a spegnere l’incendio. Ben poco si sa e ancora meno sapranno i pompieri coinvolti e le loro famiglie. Ljudmilla è decisa a non abbandonare il marito e lo segue in ospedale. È l’amore che la spinge a superare paure e indecisioni, timori per la sua situazione di donna incinta, ma si sapranno anche le conseguenze.
Alla fine è Le Déserteur, la canzone di Boris Vian, che accompagna l’uscita di scena di Elena Arvigo. Dice “io non sono qui per ammazzare la gente come me”. È una canzone che, lei racconta, le piace molto. Ed è una canzone che riesce a trasmettere emozioni anche al pubblico.
Con le sue parole, tratte dai testi del Premio Nobel per la letteratura 2015, Elena Arvigo lascia trasparire i suoi sentimenti nei confronti di chi la guerra non l’ha voluta, ma la subisce. Affiora la determinazione di schierarsi dalla parte di chi non crede che l’eroismo consista nell’ammazzare, sia pure il nemico. Si sente la voglia di rendere protagoniste le donne, perché le loro storie sono piene di amore e non di odio. Sono parole fatte di emozioni che arrivano al pubblico.
(Nella foto di Manuela Giusto, Elena Arvigo protagonista di Appunti per il Futuro)
Appunti per il Futuro
Melodia di voci tratte da testi di Svetlana Aleksievič e Simone Weil.
Un progetto di e con Elena Arvigo
Elementi scenici di Elena Arvigo in dialogo con Maria Alessandra Giuri; Luci Pablo Canella
Produzione Compagnia Elena Arvigo in collaborazione con Teatro Out Off
A Milano, Teatro Out Off (via Mac Mahon 16), dal 13 gennaio al 1° febbraio 2026, prima nazionale






