Lui sembra divertirsi, il pubblico anche di più. E c’è l’emozione: Gianfranco Jannuzzo non la nasconde alla prima del suo Fata Morgana al Teatro Manzoni a Milano. Con le sue parole iniziali il mito legato a re Artù incontra la leggenda del re ingannato quando voleva conquistare la Sicilia. E’ l’effetto Fata Morgana sullo stretto di Messina. Qui è l’occasione per portare il pubblico in un viaggio lungo la penisola, partendo però dalla sua Sicilia. Agrigento, in particolare, è evocata attraverso la scenografia con otto colonne a ricordare passato e presente, archeologia, storia e architettura. Anche capitale della cultura italiana 2025. Occasione di ricordo di “Girgenti amore mio”, a cui Jannuzzo aveva dedicato uno spettacolo e che ora rievoca in scena. È un cammino lungo l’Italia, tra i suoi abitanti, senza tacerne i vizi, pur guardati con affetto.
Sul palco – per il pubblico – è come un viaggio da sud a nord, tra lontane diffidenze dei secondi e voglia di farsi accettare dei primi. Ma è anche l’occasione per ricordare la disponibilità all’accoglienza, aldilà del colore della pelle. Una Sicilia accogliente, mai conquistata, traspare dalle sue parole, senza però dimenticare Capaci. Lo spettacolo Fata Morgana diventa un mix perfetto tra momenti giocosi e temi rilevanti. Tra questi Gianfranco è bravissimo a surfare, senza risparmiarsi davanti a un pubblico che ha imparato ad amarlo in queste 19 stagioni sul palco del Teatro Manzoni. Un record. Affiora la grande esperienza attoriale costruita negli anni, da quando giovanissimo lavorava con Gino Bramieri, maestro nel raccontare le barzellette. Anche Gianfranco Jannuzzo in Fata Morgana le racconta, attento a dosare i tempi, mentre gioca con accenti e dialetti di regioni italiane.
Si rivolge al pubblico, lo coinvolge e lo fa ridere. Occasione sono le diverse parlate a Palermo, Catania, Messina: le parole vanno a velocità 4x, aldilà dell’immaginabile. Con ritmo sempre perfetto racconta altre storie. Intanto le risate si alternano a momenti più riflessivi. I temi sono diversi: la donna, il suo ruolo, la necessità di imparare il rispetto fin da piccoli, quando il no della bambina di cinque anni è un no e anche un bambino deve capirlo e accettarlo. L’importanza di avere dei sogni. E poi la capacità di esprimere sentimenti, vivere l’amore per la propria città. Che per Gianfranco Jannuzzo è Girgenti, ma anche Milano.
Il suo è teatro a 360°, secondo l’accezione francese del jouer, che è recitare a teatro, ma anche suonare e giocare. Anche il suo è un giocare: con dialetti, accenti, espressioni, situazioni e insieme suscitare riflessioni. E anche suonare, mentre lascia spazio ai musicisti, dialoga con loro, come un gioco, attraverso gli strumenti veri e imitati. Suona anche il piano in vari momenti e accenna qualche passo di danza. Gli applausi si moltiplicano.
In giorni in cui troppe sono le notizie allarmanti e troppo spesso la vita degli altri sembra avere poco rilievo, appare liberatorio, incoraggiante recuperare la capacità di guardare il mondo con curiosità e senso critico e dunque far ridere e ridere senza che diventi occasione per ferire.
(Nella foto, Gianfranco Jannuzzo in Fata Morgana al Teatro Manzoni in apertura della stagione 2025-2026. Fuori dall’inquadratura i musicisti Chiara Buzzurro alla chitarra, Angelo Palmeri all’oboe, Alessio La China al violoncello, Nicola Grizzaffi alle tastiere)
Fata Morgana
di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo
con Gianfranco Jannuzzo
e con Chiara Buzzurro (chitarra); Nicola Grizzaffi (tastiere e piano); Angelo Palmeri (oboe); Alessio La China (violoncello)
Musiche originali Francesco Buzzurro; Scene Salvo Manciagli
Regia di Gianfranco Jannuzzo
Produzione Girgenti Spettacoli in collaborazione con Virginy L’Isola Trovata
A Milano, Teatro Manzoni, dal 14 al 26 ottobre 2025 (feriali ore 20,45; domenica ore 15,30; sabato 25 ottobre ore 15,30 e 20,45)






