Dimenticate le precedenti messinscene di Il malato immaginario viste in passato. Questa, ora al Piccolo Teatro Grassi, ha più motivi per sorprendere, fin dal recupero degli intermezzi con musica e passi coreografati, scritti da Molière secondo la moda del tempo, ma normalmente non eseguiti.
Protagonista è Argante, a cui si sovrappone lo stesso Molière. E’ (sono) in scena in una vasca affiancata da un wc, in una sala da bagno, che un leggero sipario lascia intravvedere già prima che lo spettacolo inizi. Questo bagno bianco piastrellato è luogo di uso quotidiano. Fa da ambientazione alla storia, ma suggerisce anche quanto il linguaggio di Molière sia quotidiano, ben lontano da quello di suoi contemporanei, come Racine o Corneille. Lo sormonta un grande lampadario degno di una grande sala living, ma che alla fine riserverà una sorpresa. Qui, seduto nella vasca, Argante enumera e annota incredibili prescrizioni a base di farmaci, intrugli e innumerevoli clisteri. Anche 22, con inevitabili conseguenze che giustificano il wc in scena, spesso utilizzato, andando oltre l’immaginazione.
La storia raccontata con Il malato immaginario emerge chiaramente, con il malato Argante vittima di ciarlatani sedicenti medici e delle loro prescrizioni. Subito vediamo in scena la serva Tonina che cospira con Angelica, figlia di Argante, perché riesca a sposare Cleante, invece di Thomas Diarroico, figlio di un medico, che il padre le vuole imporre. Quando il padre le annuncia di essere stata chiesta in moglie è uno dei momenti di inganno della commedia. Inganno presto svelato. Non così di fronte alla moglie Belina, che solo al pubblico e a Tonina appare interessata solo ai soldi. Molte poi sono le sorprese che attendono lo spettatore. Scoperte per chi non conosce la commedia; momenti piacevoli per chi ben la ricorda.
Io sono il malato, afferma con sicurezza Argante, mentre il fratello Beraldo gli dice chiaramente che lui non è malato: vuole esserlo. Perché Argante / Molière vuole continuare a essere al centro dell’attenzione. Vuole essere ancora il preferito del Re, l’unico capace di farlo divertire. Invece non lo è più. Con una supplica si rivolge direttamente al Re, disperato che sia arrabbiato con lui. Le parole, introdotte in questa edizione con l’adattamento e traduzione di Angela Dematté, corrispondono però a una verità. Luigi XIV gli sta preferendo un italiano, Gianbattista Lulli, che già si fa chiamare Lully. Le sue creazioni sono ridicole, non di buon gusto: Molière / Argante lascia intuirlo con i primi movimenti coreografici in proscenio, prima dell’inizio della commedia.
Molière egocentrico? Un personaggio solo del ‘600? Questo allestimento invita a uno sguardo che spazia nel tempo, proponendo abiti contemporanei invece di crinoline, cuffie audio invece di parrucche (salvo un momento in cui è proprio Molière a diventare protagonista). Il ritmo imposto dal regista Andrea Chiodi non concede distrazioni e invece suggerisce il gioco delle interpretazioni. Tindaro Granata, con la sua intensa interpretazione, è un Argante sorprendente: portando all’estremo il suo personaggio ne lascia emergere fobie e follie, schiacciato tra clisteri, convinto che l’essere malato gli dà privilegi. E deciso a imporsi a Tonina e Angelica. Ma la Tonina di Francesca Porrini, energica, non ha paura a contrapporsi e nemmeno accetta gli inganni. Al Cleante di Nicola Ciaffoni, innamorato, ma non svenevole, si contrappone Thomas Diarroico. L’aspirante marito voluto da Argante è interpretato da Elisa Grilli e questo già ha valore di giudizio.
Contrapposto ad Argante, con forte rilievo, è il fratello Beraldo. Interpretandolo, Angelo Di Genio diventa la voce della verità, non per smascherare il fratello, ma per aiutarlo a superare fissazioni e inganni dei ciarlatani che lo circondano: con tutti gli intrugli che assume è notevole che non si sia ammalato. Ma per Argante non sono intrugli: se non li prendesse morirebbe entro 4 giorni. Ne è convinto. La Storia irrompe in scena. Ma non sul palco.
E’ una messinscena che racconta molto di più, suggerisce considerazioni, offre momenti di coinvolgimento del pubblico e risate. Riserva sorprese, qualcuna più da scoprire, tra ambientazione, costumi, suoni, interpretazioni. Con un ottimo cast, che ben regge il ritmo molto intenso. E con un lampadario che…
Il malato immaginario
di Molière
adattamento e traduzione Angela Dematté
regia Andrea Chiodi
con Tindaro Granata (Argante) e Francesca Porrini (Tonina)
e con Angelo Di Genio (il fratello Beraldo), Emanuele Arrigazzi (Dottor Purgone, Dottor Diarroico, Dottor Fiore), Alessia Spinelli (Belina), Nicola Ciaffoni (Cleante), Emilia Tiburzi (Angelica), Elisa Grilli (Thomas Diarroico)
scene Guido Buganza; costumi Ilaria Ariemme; musiche Daniele D’Angelo; luci Cesare Agoni; consulenza ai movimenti Marta Ciappina; assistente alla regia Elisa Grilli
produzione Centro Teatrale Bresciano
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Viola Produzioni Roma. Durata: 2 ore senza intervallo.
A Milano, Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2 – M1 Cordusio), dal 20 al 26 aprile 2026 (martedì e giovedì ore 19.30; lunedì, mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16; sabato 25 aprile riposo). Platea 33 euro, balconata 26 euro






