La Locandiera compagnia Teatro San Babila regia Marco Vaccari

La Locandiera vista al Teatro San Babila

È la commedia di Goldoni più frequentata sulla scena contemporanea. La locandiera è frizzante, irridente nei confronti della nobiltà e pone al centro Mirandolina, la protagonista, oggi considerata un esempio di indipendenza. È l’aspetto che si coglie in apertura di spettacolo attraverso le parole del narratore. Come tutti gli altri personaggi è in costume dell’epoca di Goldoni, che narrava una storia ambientata nei suoi anni, che ora appare come segno di modernità, almeno per quanto possibile allora. Anche se Goldoni considerava Mirandolina spietata nei confronti del cavaliere, che deride dopo averlo fatto innamorare.

Questa volta siamo a Firenze e ben vi corrisponde l’accento del servitore Fabrizio. Accanto a lui, padrona di quella locanda ereditata dal padre, è Mirandolina, in una scenografia insolita: è il tocco studiato dal regista Marco Vaccari per una messinscena che ben si differenzia. Assolutamente semplice, ma molto duttile, bianca, grazie alle quattro fila di lenzuola stese ad asciugare. Creano le ambientazioni, dove si incontrano il conte d’Albafiorita e il Marchese di Forlipopoli, ma anche la stanza del Cavaliere di Ripafratta, dove va Mirandolina. Quando le luci cambiano, le lenzuola suggeriscono che quelle pronunciate sono parole segrete, che i diversi personaggi non vogliono far sapere agli altri. E’ il momento della confessione al pubblico, sempre coinvolto, anche con l’ingresso di qualche personaggio (e di un baule) dalla platea.

Le lenzuola evocano anche un’ambientazione casalinga, perché, visto oggi, il comportamento di Mirandolina non appare eccezionale: è la scelta di una ragazza che non accetta compromessi. Non vuole farsi comprare con i regali preziosi del conte d’Albafiorita, nemmeno le basta essere lusingata dal marchese di Forlipopoli. Invece la stuzzica il comportamento del Cavaliere di Ripafratta, che dichiara di disprezzare tutte le donne. Ma quando Mirandolina riesce a farlo capitolare e farlo innamorare non le interessa più. Per lei è una rivalsa, che Goldoni scrivendo la commedia giudica negativamente. Al punto da far dire a Mirandolina stessa: «Lor signori approfittino di quanto hanno veduto; e se si trovassero qualche volta in occasioni di dubitare, di dover cedere, di dover cadere, pensino alle malizie imparate qui, e si ricordino della Locandiera». Oggi Mirandolina non è più considerata autrice di malizie. Anzi è apprezzata la sua capacità di indipendenza.

Ugualmente nella commedia traspare una critica nei confronti di questi personaggi, che si fronteggiano al suono di monete, regali, fazzoletti, titoli nobiliari. Titoli che chiaramente irridono le due commedianti quando arrivano nella locanda. Si presentano come la Baronessa Ortensia del Poggio e la Contessa Dejanira dal Sole, subito smascherate da Mirandolina, che è proprio all’opposto e non vede necessità di fingere. Ma è una ragazza dei suoi tempi e sa che per continuare un lavoro impegnativo come quello della locandiera deve avere accanto un uomo: quello meno problematico e che meno le imporrà la propria volontà è sicuramente Fabrizio, il cameriere della locanda. Così decide di sposarlo, conscia che sarà sempre lei la padrona della locanda.

La Locandiera

di Carlo Goldoni

regia Marco Vaccari

luci di Jacopo Sartori

con la Compagnia Teatro San Babila

Il Cavaliere di Ripafratta: Marcello Mocchi

Il Marchese di Forlipopoli: Gianni Lamanna

Il Conte d’Albafiorita. Felice Invernici

Mirandolina, locandiera: Cristina Liparoto

Ortensia comica: Giulia Marchese

Dejanira comica: Chiara Serangeli

Fabrizio, cameriere di locanda: Lorenzo Alfieri

Servitore del Cavaliere: Leonardo Moroni

A Milano, Teatro San Babila, dall’8 al 15 febbraio 2026