Fabio Bussotti e Francesco Salvi protagonisti di Unamuno nessuno e centomila

Unamuno nessuno e centomila, lo strano incontro al Franco Parenti

Questo è un incontro che non è mai avvenuto. Però… In teatro con Unamuno, nessuno e centomila diventa un incontro molto divertente, raccontato come un gioco, ma con la serietà che pretende il gioco quando è bello. Ben oltre il “juego de palabras“ (Retruécano) del titolo dello spettacolo, incontro tra romanzo di Pirandello e cognome dell’autore di origine basca. In scena, grazie alla intrigante attenta regia di Alberto Oliva, prende vita l’imprevedibile, tra realtà e immaginazione che si intersecano. Citazioni da entrambi gli autori – Unamuno e Pirandello – si intrecciano con sorprese, in uno spettacolo accattivante anche per chi dei due autori sa poco. Soprattutto di Miguel de Unamuno, che, come sottolinea Luigi Pirandello rivolto anche al pubblico, è ben poco conosciuto in Italia.

Augusto Perez magari dice poco, l’ombrello ancora meno e che rapporto c’è tra Don Chisciotte e Unamuno? Perché Augusto Pérez arriva davvero in scena: è lo stesso Pirandello, con un veloce cambio d’abito, a dargli vita. E certo non si risparmia in ironia – l’ironia pirandelliana -, perché proprio a causa del personaggio di Nebbia l’autore spagnolo era stato accusato dalla critica di ispirarsi un po’ troppo a Pirandello. In Nebbia, lo scritto più famoso di Unamuno, il personaggio Augusto Pérez, disperato per la sua disastrosa storia d’amore, volendo suicidarsi, va dall’autore, chiedendo di morire. Ci litiga quando si sente dire che non è lui a poter scegliere: un personaggio in cerca d’autore?

Altre allusioni magari sfuggono. Un ombrello è appeso chiuso: affusolato è bello, ma è brutto quando è aperto. Lo dice Augusto Pérez in Nebbia. Lo dice Pirandello sul palcoscenico, quando per un momento prende le sembianze del personaggio altrui. Deride anche il nome Augusto: altisonante. Provoca volutamente? L’accusa di pirandellismo Unamuno la rifiuta assolutamente: le idee sono nell’aria.

In scena è un gioco di accostamenti, incontri, evocazioni, personaggi e autori che appaiono dietro a uno specchio. Ci sono Augusto Pérez e Fileno, personaggi che cercano autonomia dai loro rispettivi autori. Insieme lo spettacolo diventa occasione per pensare al teatro come luogo di inganno, con attori che diventano altro per raccontare una storia. Risvegliare domande e considerazioni. Riguardano anche i personaggi. Sono loro, si dice in scena, che rimangono nel ricordo generale più dei loro autori: si ricorda più Frankenstein che Mary Shelley; più Don Chisciotte e Sancio Panza che Cervantes. E proprio “Vita di Don Chisciotte e Sancho” è uno degli scritti di Unamuno. Il cerchio è completo.

Il gioco prende vita a teatro con il concorso, perfettamente in tema, della sontuosa scenografia. Che in legno evoca gli «ingressi bene» delle case anni ’30, dove si appendevano ombrelli e cappotti. Insieme evoca gli scranni delle Università storiche. Al centro, fulcro del gioco teatrale, è un grande specchio, strumento per i due attori per diventare altro. Come? E’ da scoprire grazie a un gioco di luci.

Nei tanti ruoli sono i due attori, Fabio Bussotti e Francesco Salvi, capaci di coinvolgere il pubblico aldilà delle sue conoscenze storiche e letterarie. Riescono a coinvolgerlo, facendogli vivere quello stesso divertimento con cui loro si muovono in scena, tra scrittori e personaggi, raccontati con quel tanto di ironia necessaria, tra ombrelli e cappotti.

(Nella foto, Fabio Bussotti e Francesco Salvi protagonisti di Unamuno, nessuno e centomila con regia di Alberto Oliva al Teatro Franco Parenti)

Unamuno, nessuno e centomila
Incontro immaginario tra Miguel de Unamuno e Luigi Pirandello

di Chiara e Fabio Bussotti
regia Alberto Oliva
con Fabio Bussotti e Francesco Salvi
scenografia Giulio Pace; assistente alla regia Gea Rambelli; promozione Alice Guaglianone

produzione Società per Attori

a Milano, Teatro Franco Parenti (Sala Blu), dal 24 al 29 marzo 2026