Racconta di cercare l’adulto che è insito nei bambini, quell’adulto che diventerà, piuttosto che il bambino che è ancora in noi. Così è ancora più stimolante andare alla scoperta delle opere di Valerio Berruti protagonista della grande mostra a Palazzo Reale a Milano, dal 22 luglio al 2 novembre. Con il titolo More than kids consente grandi riflessioni, stimola interrogativi nel visitatore. E’ una immedesimazione possibile grazie alla scelta che nel tempo ha accompagnato Valerio Berruti nella realizzazione delle sue opere: togliere piuttosto che aggiungere. Così chi guarda si sente toccato nel profondo. In Corea i suoi bambini sono stati scambiati per coreani; a Johannesburg per bambini di colore, ma i modelli erano stati i suoi nipoti.
Chi guarda è indotto a vedere più di quanto è raffigurato. I bambini scolpiti o disegnati diventano metafora di quella fase della vita in cui tutto è ancora possibile. «Le sue opere – commenta il curatore della mostra Nicolas Ballario – non parlano dell’infanzia, ma usano quel periodo della vita dove tutto può ancora avvenire per chiederci se siamo ancora in tempo per cambiare le cose. Le sue figure non sono mai finite perché è il visitatore a decidere il destino e la provenienza dei suoi soggetti. Ci riconosciamo in loro? La monumentalità delle opere in mostra in qualche modo ci dice che non possiamo far finta di niente. Chi distoglie lo sguardo è complice».
Nel cortile di Palazzo Reale il visitatore viene accolto dalla monumentale scultura Don’t let me be wrong. In alluminio, alta 7 metri, raffigura la testa di una bambina. E’ come se, guardando verso l’alto, chiedesse protezione alla Madonnina che svetta sul Duomo di Milano, commenta Domenico Piraina.
Vedendo la bambina che emerge dal salvagente è logico pensare ai giochi dei bambini, ma il salvagente rimanda anche ai bambini che muoiono in mare, cercando una nuova vita sui barconi, che attraversano il Mediterraneo. C’è il trittico con le tre bambine uguali, ma con una pettinatura che le differenzia. Sono i tre volti di ognuno: quello che tutti colgono, quello che viene mostrato solo alle persone più vicine. Il terzo è quello che non mostriamo a nessuno, con pensieri, desideri e paure da non lasciar scoprire agli altri. C’è la silhouette di un bambino, di cui la luce consente di vedere un secondo aspetto proiettato sul muro: il palese e il nascosto si incontrano. È anche l’incontro tra ciò che mostriamo e ciò che celiamo.
Due bambine sono protagoniste del bassorilievo Nel silenzio. Sono come figure ritrovate, come avvenne con gli scavi a Pompei. Lì morì soprattutto chi non riuscì a scappare, rifiutando di credere all’imminente eruzione. Abbiamo smesso di credere alla scienza, ci chiede quest’opera.
In un’altra sala 42 bambini con lo stesso volto, ma pettinature differenti, guardano un’altra bambina che non sembra dare risposte. Diventano emblema delle tante guerre che, pur con sfumature differenti, agitano il nostro pianeta, ma nessuno sembra disposto a porvi fine.
Infine una grande giostra accoglie i visitatori nell’ultima sala. E’ il momento della leggerezza, perché su quella grande giostra è possibile salire. Ma con uno sguardo più attento ci si accorge che a girare non sono dei cavalli, ma dei grandi uccelli su cui si può salire. Dunque stiamo cercando di dominare la natura, senza porci alcun interrogativo su quanto stiamo facendo? I cambiamenti climatici infatti, insieme alle guerre, sono tra i temi su cui Valerio Berruti vuole che riflettiamo, stimolati dalle sue opere, a cui per la loro grandezza non possiamo non prestare attenzione. E che per il tratto che caratterizza le sculture, come i disegni, riescono a far sentire coinvolto chi guarda. E ancor più concorre la musica, che accompagna le varie opere.
È una mostra che emoziona – anticipa presentandola Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura -, capace di porre grandi interrogativi inducendoci a immedesimarsi in quei bambini.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (il comune di Milano – Cultura è tra i promotori della mostra) parla di «un’esposizione che stupisce, che affascina e che ci invita a liberarci di abitudini e convenzioni sedimentate, per riconquistare la capacità che ciascuno di noi ancora possiede nel fondo dell’anima, di guardare il mondo e il futuro con lo sguardo libero, innocente e fantasioso delle bambine e dei bambini».
«Crescendo ho tradito quelle speranze che avevo?» è il dubbio che pone Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, di fronte a queste opere.
Iole Siena, presidente di Arthemisia, parla di opere apparentemente semplici, ma con una poesia e una malinconia, che ognuno vi può leggere. E sono opere capaci di emozionare, inducendo a riflessioni profondamente coinvolgenti, che è proprio la possibilità che Arthemisia vuole offrire con le mostre che produce e organizza insieme a Palazzo Reale. Questa, naturalmente, per le dimensioni delle opere esposte ha creato non pochi problemi tecnici all’organizzazione.
Una anticipazione, con alcuni lavori preparatori, la si era potuta vedere dal 4 aprile al 4 luglio 2025 con il sostegno della Fondazione Ferrero (che sostiene anche questa mostra) ad Alba. È la città in cui Valerio Berruti, dopo aver abitato in varie parti del mondo, ha deciso di tornare e stabilirsi definitivamente. Racconta di aver sempre disegnato, anche da piccolo: gli altri giocavano a calcio e lui li disegnava.
Ora questa a Palazzo Reale si propone come la sua prima grande mostra, per la capacità di toccare temi universali attraverso sculture monumentali e opere che non passano inosservate. Così è facile attendersi visitatori anche da fuori Milano: delle promozioni sono state studiate per loro da Frecciarossa.
(Nella foto Cucù Arthemisia l’opera monumentale di Valerio Berruti nel cortile di Palazzo Reale)
VALERIO BERRUTI. More than kids
Una Mostra di Palazzo Reale, Comune di Milano-Cultura, Arthemisia. Con il sostegno di Fondazione Ferrero
a cura di Nicolas Ballario
a Milano, Palazzo Reale (piazza Duomo), 22 luglio – 2 novembre 2025 (orari dalle 10.00 alle 19.30; giovedì fino alle 22.30). Aperture straordinarie dalle 10.00 alle 19.30 venerdì 15 agosto, sabato 1° novembre)
Prorogata fino al 30 novembre 2025
(aggiornamento del 29 ottobre 2025)






