Il Duomo di Milano nelle foto di Aurelio Amendola

Aurelio Amendola, le sue foto per scoperte inattese

La luce restituisce la tridimensionalità alle sculture fotografate da Aurelio Amendola e permette infinite scoperte. Sono proprio quelle scoperte che offre la fantastica mostra a lui intitolata, esposta a Milano a Palazzo Reale fino al 6 settembre 2026 con ingresso gratuito. Con il particolarmente significativo sottotitolo Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo raccoglie 85 fotografie di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025.

E’ una mostra che è un gran peccato perdere per la bellezza delle foto esposte, ma anche perché invita a guardare l’arte, e le cose in generale, con uno sguardo non convenzionale, con una attenzione non tradizionale anche ai particolari. In particolare per le sculture l’invito è a non limitarsi a uno sguardo frontale: girate intorno alle sculture e farete grandi scoperte.

La prima scoperta che garantisce Aurelio Amendola con le sue foto riguarda il Duomo di Milano, come è altrimenti impossibile vederlo. Sono fotografie realizzate nel 2009 con riprese ravvicinate per visioni inattese, esposte per la prima volta al pubblico, che esaltano le sculture di cui il Duomo è ricco, ma che solo uno sguardo particolarmente attento è in grado di cogliere in tutta la loro bellezza. Emergono particolari, guglie inavvicinabili, giochi di luci sempre nuovi nelle 9 foto esposte, capaci di incantare il visitatore, suggerendogli un nuovo modo di guardare il simbolo di Milano, che si troverà di fonte uscendo dalla mostra.

Le sale successive incantano ugualmente, sia pure in modo diverso. Propongono una nuova visione di opere famose, che lasciano emergere la forza di Michelangelo, la grazia di Canova, il movimento di Bernini. Sono 35 immagini capaci di fare del marmo materia viva. «Anche quando fotografa opere arcinote – è il commento di Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale – Amendola, attraverso la sua scrittura di luce ci offre sempre nuove rivelazioni, scorci inediti, particolari inaspettati, altri punti di vista spesso inconsueti e mai prima concepiti».

Nelle prime sale invece la mostra ci fa incontrare alcuni artisti all’opera, permettendo di scoprire come Burri faceva le sue combustioni, come Vedova lottava con la materia o come Nitsch creava le sue opere d’arte totale.

Attraverso la mostra si scopre dunque lo sguardo molto articolato sull’arte di Aurelio Amendola, che passa da come lavorano gli artisti alle opere realizzate nel passato. Sono due incontri differenti, che suggeriscono più scoperte ai visitatori della mostra promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale, in collaborazione con l’Associazione Culturale Building.

(Nella foto di Aurelio Amendola, realizzata nel 2009 un lato del Duomo di Milano. Si può vedere fino al 6 settembre 2026 a Palazzo Reale)