Se una camera d’albergo potesse parlare… La Camera 701 parla: è la protagonista della pièce al Teatro Filodrammatici di Milano. Questo che va in scena è il racconto di quanto avviene in quella stanza, dove al centro è un letto matrimoniale. Alle spalle, nascosto, è un frigobar a cui gli ospiti attingono spesso.
Qui si susseguono quattro incontri, che noi cogliamo come altrettanti flash. Il primo è con una coppia colta nella prima notte di nozze, ancora con l’abito da cerimonia. Si sentono parole sconcertanti, perché lei sembra interessata solo ai soldi raccolti con il matrimonio. È gelosissima di una invitata con un abito di pizzo rosso. Ma forse non è il vero motivo di gelosia. Forse c’è di mezzo un lui, ex amante. Quanto ex? Per gli spettatori è solo un flash, perché non sappiamo molto del passato e meno ancora possiamo intuire che cosa avverrà il giorno dopo. Che è un po’ quanto ci si può chiedere entrando in una stanza d’albergo: chi c’è stato prima, chi arriverà il giorno dopo la nostra partenza?
Certo questi provvisori abitanti di quella stanza d’albergo ci appaiono in tutta la loro fragilità: riusciranno a superarla, creandosi una vita più felice di quella che stanno vivendo in quel momento? Così, che cosa faranno domani i due Alex che casualmente si ritrovano nella stessa stanza? Lei rinuncia a suicidarsi buttandosi dal settimo piano della camera: decisione di breve momento? E arriva lui, che vuole fotografare i vip che passano in strada.
E il terzo incontro tra due lei?
Ancora più sorprendente e pieno di interrogativi è l’ultimo incontro. Nella camera 701 arriva uno spogliarellista. Quello che trova non corrisponde alle sue aspettative: niente festa di addio al nubilato. C’è invece un marito che dice di essere stato da poco abbandonato e vuole imparare come si fa uno spogliarello sexy per riconquistare la moglie. Panico imbarazzante per i due, ma sicuro divertimento per il pubblico. Inevitabile chiedersi se veramente il marito metterà in pratica i suoi propositi. E se quel marito abbandonato fosse quello che avevamo incontrato la prima notte di nozze tanti anni prima? E se invece non ci fosse nulla di vero?
Tanti flash dunque, che l’autrice Elise Wilk, attraverso l’incalzante regia di Luca Mazzone, ottimamente attento ai tempi, propone agli spettatori, suscitando degli interrogativi: che cosa succederà poi? Chi sono veramente questi ospiti della camera 701? Quel poco che hanno detto corrisponde a verità? Interrogativi che ci si può porre in occasione di molti incontri, tali da indurre a decidere se resteranno incontri di breve momento o diventeranno importanti.
(Nella foto di Giulia Mastellone – Teatro Libero Palermo una scena di Camera 701 al Teatro Filodrammatici a Milano)
Camera 701
di Elise Wilk
traduzione Loredana Chircu
scena e regia Luca Mazzone
con Edoardo Barbone, Federica D’Angelo, Giuseppe Lanino e Silvia Scuderi
costumi Lia Chiappara; luci Alessandro Accardi
produzione Teatro Libero Palermo; progetto in collaborazione con PAV / Fabulamundi Playwriting Europe
A Milano, Teatro Filodrammatici (piazza Paolo Ferrari 6 angolo via Filodrammatici), dal 19 al 21 dicembre 2025






