Cassandra: basta il nome per suscitare più riflessioni. Con il significativo titolo, che ben anticipa, Mi chiamo Cassandra (non mi crederai), il monologo di Giulia Trivero, che porta lei stessa in scena a mare culturale urbano, le riflessioni si moltiplicano. La protagonista racconta una storia, evoca delle immagini. Lei sa che il compagno sembra un dio, ma è solo apparenza: aspetto rassicurante, inganno nascosto. Come il cavallo che i greci lasciano a Troia, un inganno che la Cassandra omerica smaschera, senza essere creduta. E proprio Troia lui la chiama, pronto a bruciarla: dare fuoco a lei, alla casa. Lei sa e lo racconta: «signor giudice». Parla di incendio e accusa, ma ancora una volta non le credono.
Signor giudice, dice, ma sa che il racconto è troppo impattante. Lei è Cassandra: la storia insegna che non verrà creduta. E quando di nuovo si rivolge al giudice la situazione si delinea più chiaramente: siamo in un tribunale, dove una donna racconta la violenza subita con termini che non dovrebbero lasciare dubbi. Le sue accuse verranno accolte o sarà lei a diventare imputata? Ipotesi, purtroppo, spesso vicina alla realtà.
Dapprima Giulia Trivero si racconta in prima persona, scherza con il pubblico. E’ sola, senza una vera scenografia per concentrare l’attenzione sulle sue parole. Poi diventa il personaggio femminile della storia che vuole raccontare. E che ha un titolo significativo: Mi chiamo Cassandra (non mi crederai). E’ realtà ed è teatro. Così la domanda riguarda il teatro stesso: raccontando delle storie è in grado di offrire una cura, come si chiede in scena? Certo è in grado di suscitare degli interrogativi in chi guarda e indurre a riflettere. Ancor più grazie al richiamo a un mito universalmente conosciuto, che corrisponde a una scelta sempre più frequente.
Il monologo Mi chiamo Cassandra (non mi crederai) è parte del podcast Cabarextra Voltaire, che riserva molta attenzione alla drammaturgia femminile. E’ andato in scena per cinque sere di seguito nell’ambito di FringeMi San Siro, a Cascina Torrette di mare culturale urbano, luogo di incontro tra food e sorprese, birretta, pizza e spettacoli in una cornice allegra e vivace, dove sentirsi sempre a casa. Chiuso il FringeMi i momenti di spettacolo, di musica, di divertimento naturalmente continuano. E si moltiplicano per festeggiare i 10 anni di mare culturale urbano con una grande festa il 20 e 21 giugno, con musica dal vivo, performance, tavolate condivise, momenti di canto e di ballo.
E’ Milano, ma è anche tutto ciò che non ci si aspetta.
(La foto di Gianpaolo Della Sala è stata scelta per anticipare Mi chiamo Cassandra (non mi crederai), monologo di Giulia Trivero andato in scena nell’ambito di FringeMi San Siro, a Cascina Torrette di mare culturale urbano)






