Cechov visto con gli occhi di oggi: è il Dittico della bufera, progetto di Carmelo Rifici. Amori non corrisposti, disillusioni, spari che echeggiano in lontananza, Mosca vista come un miraggio: sono gli elementi che accomunano Tre sorelle e Il Gabbiano, pur se tra le due opere di Cechov intercorrono sei anni.
A unire i due spettacoli a comporre il Dittico della bufera è il progetto con cui Carmelo Rifici prosegue l’impegno didattico, a cui tiene particolarmente, scegliendo di portare in scena 20 giovani attori. Tra loro alcuni dei suoi allievi diplomati alla scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo, coinvolti nel lavoro di gestazione curato da Carmelo Rifici insieme a Tindaro Granata.
Il Dittico della bufera diventa così prova di come si possa portare in scena un autore classico – fine 800 – inizi 900 – guardandolo da angolature attuali. Per Il gabbiano in particolare è stata operata una riscrittura: Livia Rossi è intervenuta sulle battute che aprivano uno squarcio sulla storia recente anche se non esplicito.
Per la messinscena delle Tre sorelle sono stati utilizzati dei mezzi espressivi di oggi. Qui la nostalgia si esprime attraverso le immagini d’epoca di Mosca, della casa del padre proiettate sullo schermo in fondo alla scena, ma è anche la canzone Moon River che canta Maša. E’ la voglia di rendere protagonisti anche alcuni personaggi come la serva, che si vede mentre apparecchia la tavola sull’altro schermo in fondo alla scena. Ma è anche attenzione all’abbigliamento, che diventa derisione nei confronti di Nataša, di cui è innamorato il fratello Andrèj: dapprima è derisa per come è vestita e poi appare in completo maculato. Ma è anche la voglia di coinvolgere tutta la sala facendo entrare diversi personaggi dalla platea.
È una storia di sentimenti immersi nella malinconia, con amori regolarmente delusi, sogni ugualmente destinati a non realizzarsi e un duello di cui si sente solo l’eco, ma si capisce che avrà un effetto dirompente.
Ancor più solamente raccontate sono le vicende causa di dolore e delusione in Il gabbiano. Anche qui gli amori non sono mai ricambiati, salvo per brevi momenti o per interessi superiori. E ancora una volta si sente uno sparo, ma è solo un’eco lontana. Forte è in Il gabbiano il tema del teatro, con tanti impegnati, con risultati altalenanti. Kostja vorrebbe farsi apprezzare per il suo testo, ma ottiene l’effetto opposto. Nina è decisa a diventare una grande attrice, ma il suo è un successo relegato in teatri di provincia. Si racconta di autori un tempo molto apprezzati, ma ora del tutto dimenticati. Si parla del pubblico che vuole emozionarsi a teatro. Irina Arkàdina giustifica il non aver soldi con il fatto di essere una attrice. Ed è lo spazio teatrale stesso a diventare protagonista, quando viene annunciato lo spettacolo di Konstantin con orario di inizio e apertura di sipario.
Nella narrazione si inseriscono altri elementi che provengono dall’altrove, per dare rinnovati colori al mondo russo. Perché qui le delusioni non riguardano solo gli amori. Per maggiori approfondimenti ad accompagnare la visione di il gabbiano è il Dossier Ai margini della riscrittura con le note di Livia Rossi che introducono le attualizzazioni apportate. Ulteriore riflessione su temi importanti. Che sono molti di più di quelli di cui parliamo qui.
Il progetto è stato concepito come un dittico. È il Dittico della bufera, dove, oltre all’abbigliamento attuale di tutti gli interpreti, si colgono alcuni fil rouge che legano le due opere. Sono sentimenti che legano alcuni personaggi presenti in entrambe le opere. Così Maša in Il gabbiano veste di nero perché in lutto per la vita. Anche nelle Tre sorelle veste di nero, perché vive una vita che non la soddisfa. Il medico, in entrambi i drammi, si assume la responsabilità di comunicare un evento drammatico. Ugualmente il maestro, in entrambe le opere, stipendio modesto, vive un amore difficile, sposato con Maša da cui però non è amato.
Più sottile è un altro fil rouge che lega i due drammi parlando di letteratura russa. È il riferimento a Onegin in il gabbiano e dunque a Puškin, considerato il padre della letteratura russa, perché è stato il primo a scrivere utilizzando una lingua che era quella della gente comune. Non quella della classe elevata, che parlava francese. Era la lingua dei servi, come quella che nelle Tre sorelle vediamo più volte inquadrata nello schermo sul fondo della scena.
Un altro filo sottile porta anche al di fuori del Dittico della bufera. Nel quarto atto de il gabbiano Konstantín racconta di aver visto Nina in teatro nella Signora delle camelie. Lo racconta al Dottor Dorn, interpretato da Alberto Marcello, che era nel cast della Signora delle camelie con regia di Giovanni Ortoleva.
Alla fine non è solo la bella messinscena di due opere di Cechov che conquista il pubblico. È proprio la scelta di Carmelo Rifici di averle affiancate in questo Dittico della bufera. Aldilà degli elementi che fanno da sottile filo di congiunzione tra i due spettacoli a conquistare ve ne sono altri. Sono la possibilità di interessare gli spettatori portando in scena opere di autori classici, senza cercare di renderli contemporanei utilizzando espressioni oggi di utilizzo quotidiano. Ugualmente senza banalizzazioni o stravolgimenti.
Conquistano tutti i 20 giovani attori – due hanno un ruolo in entrambi i drammi -, capaci di rendere credibili i loro personaggi, aldilà di differenze anche anagrafiche. Il risultato è dunque uno spettacolo che, vissuto in maratona con Le tre sorelle seguito da Il gabbiano, riesce per tutto il tempo a tenere viva l’attenzione. Di un folto pubblico che al Teatro Litta MTM ha dimostrato di apprezzare molto il lavoro portato in scena. Come già era stato al Lac di Lugano, dove aveva debuttato.
(Nella foto LAC Lugano Arte e Cultura 2025 una scena da Tre Sorelle, che con Il gabbiano compone il Dittico della Bufera a cura di Carmelo Rifici)
Dittico della Bufera – Tre sorelle – Il gabbiano
a cura di Carmelo Rifici
esito del Progetto di Alta formazione teatrale
Tre sorelle di Anton Cechov
con (o.a.) Catherine Bertoni De Laet (Olga), Silvia Di Cesare (Anfisa), Daniele Di Pietro (Fëdor Ilíč Kulygin), Ion Donà (Vasilij Vasílevič Solënyj), Sara Mafodda (Irina), Marco Mavaracchio (Čebutykin), Davide Pascarella (Andrèj Sergèevič Prozorov), Benedetto Patruno (Ferapònt), Roberta Ricciardi (Maša), Edoardo Sabato (Nikolàj Lvovič Tuzenbach), Jacopo Squizzato (Aleksàndr Ignàtevič Veršinin), Emilia Tiburzi (Nataša)
Il gabbiano di Anton Cechov
riscritto da Livia Rossi
con il contributo di Giacomo Albites Coen, che ha scritto il brano interpretato da Nina nel primo atto
con (o.a.) Giacomo Albites Coen (Borís Aleksèevič Trigòrin), Alessandro Bandini (Konstantín Gavrílovič Trepliòv), Matilde Bernardi (Nina Michàjlovna Zarèčnaja), Silvia Di Cesare (Polina Andrèevna), Jonathan Lazzini (Piotr Nikolàevič Sòrin), Marta Malvestiti (Irina Nikolàevna Arkàdina), Alberto Marcello (Evgenij Sergèevič Dorn), Francesca Osso (Maša), Benedetto Patruno (Iljà Afanàsievič Sciamràev), Alberto Pirazzini (Semiòn Semiònovič Medvèdenko)
maestri Tindaro Granata, Carmelo Rifici
maestro per le scene Daniele Spanò; maestra per le luci Giulia Pastore; maestri per il suono Brian Burgan, Federica Furlani; maestro per il palcoscenico e sviluppo progetto tecnico Giuseppe Marzoli; regista assistente Ugo Fiore; assistente alla regia Livia Rossi; training e movimenti Leonardo Castellani; direttore di scena Secondo Caterbetti; datore luci Giovanni Voegeli, Fabio Bozzetta; scene realizzate da Matteo Bagutti presso il Laboratorio del LAC
coproduzione LAC Lugano Arte e Cultura, MTM Manifatture Teatrali Milanesi
partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco
Ringraziamenti ad Alessandra Giuntini per la consulenza alla drammaturgia de Il gabbiano; MAB – Maison des Artistes Bard e il Comune di Roncobello per le residenze artistiche.
A Milano al Teatro Litta MTM, dal 6 all’11 novembre 2025, dopo il debutto al Lac di Lugano. 6 e 7 novembre: Tre sorelle; 8 e 9 novembre: Dittico della bufera Tre sorelle + Il gabbiano; 10 e 11 novembre: Il gabbiano






