Che paure hai? Puoi riconoscerle ed esorcizzare. Ti chiede di farlo Dot by Dot, l’esperienza ideata da Monica Silva, che ha preso vita nell’ambito di Il Tempo delle Donne. Il festival voluto dal Corriere della Sera, ospitato in Triennale a Milano ha affrontato tanti temi che riguardano la vita delle donne, dagli impegni, schiacciate tra l’occuparsi dei figli e insieme dei genitori ormai anziani, fino allo sport dove le donne sono vincenti. Alla base di questa tredicesima edizione del Tempo delle Donne era una domanda: «che cosa faresti se non avessi paura?». Così il tema dall’11 al 13 settembre durante la festa-festival del Corriere è stato affrontato in tutte le sue sfaccettature. Non momenti di resa o di rinuncia: le crisi, le paure sono viste come una occasione di rinascita.
Con Monica Silva le paure hanno preso tanti colori, che, inevitabilmente, sono parte della vita quotidiana, come il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, il blu.
Il progetto, si legge nella presentazione, nasce in particolare da una domanda: «Che cosa accade quando proviamo a dare una forma visibile a qualcosa che, per sua natura, non possiamo vedere? La paura non ha una sola forma. Può essere paura della perdita, della solitudine, del fallimento, dell’ignoto, di esporsi, di perdere ciò che amiamo o di non raggiungere ciò che desideriamo».
Da un lato, dunque, con Dot by Dot, ci si pone davanti a una domanda molto articolata, dall’altra c’è l’influenza, che diventa omaggio al lavoro di Yayoi Kusama, la famosa artista giapponese scomparsa a metà agosto, che dagli anni 60 aveva iniziato a dipingere con dei pois i corpi dei partecipanti alle sue performance. I pois colorati sono così diventati parte del progetto ideato da Monica Silva con una precisa richiesta: scegli dei pallini colorati che ti sembrano simboleggiare le tue paure. Sono adesivi: attaccali su te stessa. Diventano così strumento per identificare le proprie paure e porle di fronte all’obiettivo di Monica Silva: i pallini colorati si vedranno nel ritratto realizzato. Stampato, oltre che un gran bel ricordo, sarà un modo per capire che quelle paure, dopo essere state riconosciute, potranno essere silenziate.
Anche a distanza di giorni riguardare il ritratto sarà un modo per affrontare di nuovo quelle paure, ma con uno spirito nuovo. Con la voglia di rinascere.
Con Dot by Dot Monica Silva ancora una volta utilizza la macchina fotografica per andare oltre il semplice scatto. Il ritratto, risultato di un’attenzione psicologica, diventa così un modo per raccontare chi si è messo davanti alla sua fotocamera. Non una attrice, non una cantante che negli anni Monica Silva ha ritratto con foto di grande impatto. Stessa fotocamera Fujifilm, stesse luci, stessa attenzione alla costruzione del set in Triennale, ma questa ritratta è una donna che non sarà protagonista su un palcoscenico, ma lo sarà sempre nella quotidianità. Ed è proprio la donna al centro di Il Tempo delle Donne, per sottolineare che tutte le donne, indipendentemente da età o professione, hanno un ruolo importante nel nostro tempo.






