«Io» sembra il pronome preferito: il «noi» Joe Keller non lo contempla. È il padre in Erano tutti miei figli, prima opera, grande successo di Arthur Miller, al Teatro Elfo Puccini a Milano dal 21 ottobre al 16 novembre 2025.
Salotto borghese, che affaccia su un bosco, domenica mattina d’agosto, due anni dopo la fine della Seconda guerra Mondiale. In questo salotto della cittadina della profonda provincia americana si conversa amabilmente, tra conoscenti di lunga data. Ma, nell’apparente pacatezza dei discorsi, tra le parole affiorano alcuni elementi più inquietanti. Il padre Joe Keller appare ignorante, un po’ volgare, poco interessato agli altri, salvo scoprire che cosa comprano, attraverso gli annunci economici, unica sua lettura sul quotidiano. Molto diverso si dimostra subito il figlio Chris, che legge libri e parla di solidarietà.
Tra le parole affiora la storia. Joe Keller ha lautamente guadagnato fornendo ai costruttori dei pezzi di ricambio difettosi per gli aerei dell’aviazione americana, che hanno provocato la morte di ventun piloti. Di questo ha lasciato che venisse incolpato solo il socio, la cui figlia Ann Deever, fidanzata con Larry, il figlio di Keller, dato per disperso in guerra tre anni prima, ora vorrebbe sposarne il fratello Chris. Contro il volere della madre Kate Keller, sicura che il figlio non è morto e tornerà. Lei gli lucida ancora le scarpe: è l’unica a credere che non sia morto.
Ugualmente dei piccoli elementi concorrono al racconto. E’ un’atmosfera evocata con un rombo di aereo, che segna l’inizio di ciascuno dei tre atti (ma divisi in due parti). Ed è l’abbigliamento che ricorda l’epoca: bretelle, abitini con gonna a ruota; bell’abito scollo a V, tacco kitten per Ann, sottile indizio di come lei veda il futuro con Chris.
Nella seconda parte, con l’arrivo di George Deever, fratello di Ann, l’atmosfera cambia completamente. Rivelazioni, accuse: i dialoghi si fanno incandescenti e Chris si trova davanti una verità. Difficile da credere. Difficile da accettare. Sono le menzogne del padre, la viltà, la negazione di ogni colpa, scaricata approfittandosi del socio più debole. Davvero il padre ha autorizzato – per telefono, non di persona – di consegnare dei pezzi difettosi per gli aerei, riparati in modo sommario, che sapeva non avrebbero retto? Il dubbio per Chris è forte: una piccola, apparentemente innocua battuta, restituisce la dimensione dell’avvenuto. Ancora una volta è qualcosa che affiora inaspettato. Come succede anche nel terzo atto, quando un particolare, questa volta svelato a poco a poco, dà tutta la dimensione del dramma. Permette di capire quanto successo, ristabilendone le responsabilità.
Il dramma di Arthur Miller racconta una storia molto americana, ispirata a fatti reali, molto particolare. Ma con le necessarie varianti è una storia anche del nostro passato. I pezzi degli aerei, pur difettosi, che rendono soldi, diventano alimenti venduti a caro prezzo approfittando della scarsità sul mercato. Guardando i giorni più vicini a noi, con Erano tutti miei figli va in scena una storia di menzogne, a cui c’è chi è disposto a ricorrere pensando di uscirne indenne e trarne invece vantaggio. Che cosa succede se tutto il castello di menzogne fatto di sabbia crolla? Per Joe Keller sono menzogne che crede necessarie per garantire tranquillità economica al figlio, ma forse sta mentendo anche a se stesso, perché la vera motivazione la conosce bene.
Questa è anche una storia di genitori e figli, scontro di generazioni. Soprattutto scontro in nome di ideali, che questi ultimi non sono disposti a sacrificare in nome del denaro o comunque di una concezione egoista. Ma gli ideali oggi sono ancora forti? Hanno ancora un valore, tale da zittire interessi egoistici?
Tante riflessioni, tanti interrogativi che arrivano dirompenti grazie a un testo che non lascia indifferenti e diventa uno spettacolo di grande forza, grazie alla attenta regia di Elio De Capitani, capace di toccare il cuore degli spettatori. E grazie alla fantastica interpretazione di tutto il cast. È lo scontro padre-figlio, con quest’ultimo mosso da una fiducia destinata a risultare mal riposta con tutto il dramma che ne consegue («non ti vedevo come uno qualunque»).
In scena è lo scontro tra Elio De Capitani, che già con i movimenti sottolinea quanto sia riprovevole il suo personaggio di Joe Keller e Angelo Di Genio, che con una splendida interpretazione dà vita al figlio Chris Keller. Affiorano tutti i sentimenti di Chris, innamorato timido ma deciso di Ann, convinto che il padre non sia uno qualunque, fino alla scoperta che la realtà è ben diversa, difficile da accettare. E alla fine sul volto di Angelo si legge questo scorrere di emozioni, che lo ha scosso profondamente.
Ugualmente da applausi è Cristina Crippa, la madre Kate Keller, non disposta ad accettare la realtà (forse non solo di fronte agli altri). Caterina Erba al suo debutto è Ann Deever, la fidanzata di Lenny e ora decisa a sposare il fratello Chris: il suo ruolo nella storia è imprevedibilmente ma decisamente determinante. Tutto da scoprire. Con loro Marco Bonadei, George, il fratello di Ann. Quando arriva è la bomba che esplode in questo gruppo di famiglia in un interno borghese. E ha un effetto dirompente anche all’interno della messinscena.
Ruoli solo apparentemente minori per le altre due coppie. Nicola Stravalaci e Sara Borsarelli in Erano tutti miei figli danno vita a Jim e Sue Bayliss, medico e moglie infermiera, che in nome di un successo economico ha indotto il marito a rinunciare alla carriera di ricercatore. Sono loro che hanno comprato la casa dei Deever appellati «assassini» dai vicini. Michele Costabile e Carolina Cametti sono l’altra coppia. E’ la faccia ingenua dell’America: Frank Lubey si dedica all’astrologia, per lui scienza attendibile. Lydia è la involontaria madre di tre bambini.
Molto altro resterebbe da dire, molte ulteriori riflessioni sono possibili, ma non vogliamo svelare le tante sorprese, perché questa è una pièce da vivere intensamente. In platea come nel ricordo successivo. Quello di Arthur Miller è un dramma che tocca profondamente in una messinscena che cattura: impossibile distrarsi.
(Nella foto di Laila Pozzo i due protagonisti di Erano tutti miei figli, Elio De Capitani e in primo piano Angelo Di Genio, rispettivamente Joe e Chris Keller. Il dramma di Artur Miller – meglio non perderlo – è al Teatro Elfo Puccini fino al 16 novembre 2025)
Erano tutti miei figli
di Arthur Miller
regia di Elio De Capitani
traduzione Masolino d’Amico
con Elio De Capitani Joe Keller, Cristina Crippa Kate Keller, Angelo Di Genio Chris Keller, Caterina Erba Ann Deever, Marco Bonadei George Deever, Nicola Stravalaci Dr. Jim Bayliss, Sara Borsarelli Sue Bayliss, Michele Costabile Frank Lubey, Carolina Cametti Lydia Lubey
Scene e costumi di Carlo Sala; luci Michele Ceglia; suono Gianfranco Turco; assistente alla regia Alessandro Frigerio.
produzione Teatro dell’Elfo
A Milano, Teatro Elfo Puccini, dal 21 ottobre al 16 novembre 2025, sala Shakespeare (prima nazionale)






