All’inizio è la telecronaca: soggetto il suo risveglio e l’uscita di casa in tempi record, scanditi da un immaginario cronometro impazzito. Lui è Fantozzi.
Non pensate solo al cinema. La sua origine va cercata, più che nei film, nei libri di Paolo Villaggio, come viene subito ricordato a Gianni Fantoni – Fantozzi al centro della scena. Così per portarlo a teatro – a Milano al Teatro Carcano – il regista Davide Livermore, anche come curatore della drammaturgia insieme allo stesso Gianni Fantoni, Andrea Porcheddu, Carlo Sciaccaluga, ha scelto di proporre dei capitoli: personaggi presentati, avvenimenti raccontati, contando sul coinvolgimento del pubblico indotto a rievocarli nell’immaginazione. Basta una pioggia di palline gialle sul palco per evocare la famosa partita a tennis. Le parole sono annunci, contorno, il dialogo è quasi assente. A incorniciare il racconto è una scenografia con fondali colorati e con le quinte ai lati, come quelle di un tempo. Qui è una messinscena che piace. Al cinema questo susseguirsi di episodi aveva suscitato dubbi.
Con Fantozzi Una tragedia i fatti sono raccontati: agli spettatori il compito di immaginare la costruzione della tenda in campeggio, anche aiutati dal ricordo cinematografico. La partita a biliardo è invece risolta brillantemente, con gli attori che indossano caschi colorati a forma di palla da biliardo: colpiti si muovono e vanno in buca. Il pubblico ritrova gli indimenticabili congiuntivi, con i vari «vadi» e «batti lei» («Che fa, batti?». «Mi dà del tu?». «No dicevo batti lei». «Ah congiuntivo!»). Riconosce alcune delle espressioni tipiche, come «Scusi, chi ha fatto palo?». Perché i termini coniati 50 anni fa da Paolo Villaggio sono ancora vivi, entrati nel linguaggio collettivo.
Si ride con «vadi», si delineano situazioni con espressioni come «megagalattico» o la nuvoletta di Fantozzi, ormai chiamata anche «nuvoletta dell’impiegato». Che qui, disegnata, sormonta la scena, mentre la nebbia è una scritta che passa sul palco. Ma già entrando in sala si nota il sipario del momento, con titolo dello spettacolo e Bianchina disegnata. Creato per l’occasione, scende dall’alto come nei teatrini delle marionette.
E poi appare la carrozzina (senza scalinata), preambolo a un momento ormai iconico: riguarda “La Corazzata Kotiomkin”, come era stato cambiato il titolo, con l’affermazione di Fantozzi «La Corazzata Kotiomkin è una … pazzesca». Anche il pubblico è coinvolto, chiamato a ripetere in coro quelle stesse parole.
Ugualmente è coinvolto con l’incursione in sala del cast per far sentire Tabacco d’Harar, profumo in voga negli anni ’70. E’ l’occasione per la signorina Silvani di divertire/divertirsi sedendosi in braccio a uno spettatore. Accanto a lei-lui (a interpretarla è un attore, Lorenzo Fontana, abitino rosso e bravissimo) sono gli altri personaggi più attesi dal pubblico, ottimamente portati in scena da otto attori. Tra loro la Pina, che verso la fine si sdoppia, affiancata da un’altra Pina dilatata a dismisura. E tanto altro da scoprire in fatto di personaggi e momenti.
E poi c’è lui, Gianni Fantoni, «“erede” designato da Paolo Villaggio stesso», come ricorda l’attore, che tanto ha voluto questo spettacolo. In scena piglio, atteggiamenti, espressioni sono davvero rievocazione del Fantozzi conosciuto dal pubblico. Che è ormai una maschera italiana. Voi ne ridete, si sente dire alla fine, ma lui ha un lavoro, uno stipendio regolare, una moglie, una figlia e avrà una pensione. E voi? Lavoro precario, sottopagati con tre lauree, lunghi mutui, niente pensione, relazioni che durano tre mesi.
Questo Fantozzi a teatro chiede al pubblico di ricostruire le diverse scene con l’immaginazione e il ricordo. Più che come occasione di risate lo spettacolo piace proprio per queste scelte. Non semplice adattamento: ad arrivare in scena è la rievocazione del personaggio Fantozzi. Dunque ottima la decisione di Gianni Fantoni di volere un Fantozzi teatrale e dargli poi vita sul palco. L’attenzione adatmosfera, personaggi che interagiscono con lui, situazioni, espressioni lo fanno giustamente emergere come personaggio emblematico, che subisce, accetta l’altrui potere, ma è pronto a ribellarsi quando la situazione diventa insostenibile.
(Nella foto di Nicolò Rocco Creazzo i protagonisti di Fantozzi una tragedia con al centro Gianni Fantoni, da sinistra Ludovica Iannetti, Cristiano Dessì, Valentina Virando, Rossana Gay, Marcello Gravina, Lorenzo Fontana, Paolo Cresta, Simonetta Guarino)
Fantozzi. Una tragedia
da Paolo Villaggio
drammaturgia Gianni Fantoni, Davide Livermore, Andrea Porcheddu, Carlo Sciaccaluga
regia Davide Livermore
interpreti Gianni Fantoni (Fantozzi)
e con, in più ruoli, Paolo Cresta (geometra Calboni), Cristiano Dessì (ragionier Filini), Lorenzo Fontana (signorina Silvani), Rossana Gay (contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare), Marcello Gravina (Cecco il fornaio), Simonetta Guarino (dizionario fantozziano), Ludovica Iannetti (Mariangela), Valentina Virando (la signora Pina)
scene Lorenzo Russo Rainaldi | costumi Anna Verde | supervisione musicale Fabio Frizzi | luci Aldo Mantovani
Produzione Teatro Nazionale di Genova
A Milano, Teatro Carcano, dal 12 al 15 marzo 2026 e poi continua la tournée






