Life come la prestigiosa rivista. Life con sottotitolo Theatre Arts Media Festivalè il nome scelto da Zona K per il festival in co-produzione con Fabbrica del Vapore. Arrivato alla seconda edizione dal 30 aprile al 21 maggio 2026 guarda la realtà attraverso spettacoli e incontri con un occhio critico deciso ad andare oltre la superficie e le apparenze. Come un gioco le sette amiche, come ci tengono a definirsi piuttosto che con titolo più ufficiali, anime di Zona K e del festival Life, hanno scelto come immagini caratterizzanti il festival tre volti di donne realizzati però con l’intelligenza artificiale, che è sicuramente un aspetto ormai parte del nostro presente. Come lo è la polarizzazione.
Così uno degli spettacoli inseriti nel festival, il 3 e 4 maggio – Three Times Left is Right di Studio Julian Hetzel – lo propone chiedendo come si può convivere con chi la pensa in modo opposto. Con un approccio più intimo e ironico, Sophie Anna Veelenturf con Swiping Right, l’11 e 12 maggio, si chiede se i suoi fallimenti sentimentali sono dovuti all’aver installato, lei di sinistra, rapporti con uomini di destra: quanto questo influisce?
Oltre che nelle relazioni private, la polarizzazione si manifesta nei rituali pubblici della democrazia. Ritual 4 Le Grand Débat il 9 e 10 maggio esamina le campagne elettorali presidenziali francesi fra il 1974 e il 2017 per sottolineare come le parole delle campagne elettorali si ripetano sempre. E’ un rituale della democrazia o della televisione? La riflessione è spinta oltre dal collettivo belga Ontroerend Goed con Summit Milano, che il 12 e 13 maggio esplora i confini tra realtà e finzione, fede e dubbio. «Cosa succede – è l’interrogativo che si legge nella presentazione dello spettacolo – quando le parole sembrano vere, ma non lo sono del tutto? Quando vogliamo credere a qualcosa anche se sappiamo che non è così? In un’epoca di post-verità, lo spettacolo mette in discussione il potere del linguaggio».
Si parla di democrazia calpestata con due artisti russi fuggiti dal loro Paese dopo l’invasione dell’Ucraina. Elina Kulikova e Dima Efremov il 5 e 6 maggio portano in scena Un champ brûlé, prima parte della loro Trilogie de la Guerre. E’ un racconto che scorre proiettato sul fondo, mixato con musica in voce e pianoforte.
Francesca Mannocchi giornalista inviata di guerra, il 14 maggio sul palcoscenico insieme al musicista Rodrigo D’Erasmo, con Crescere, la guerra, attraverso musica e testimonianze racconta le guerre, Gaza, Ucraina, Afghanistan, Iran, dal punto di vista delle vittime, con cui è subito forte la empatia. E’ «uno spettacolo – si legge nella presentazione – che punta gli occhi sull’inconsapevolezza del presente e sull’indifferenza della nostra umanità».
Con questa edizione di Life si rinnova la collaborazione con il DIG Festival di Modena. Il 15 maggio vengono proposti due documentari che portano la voce del giornalismo investigativo come pratica di resistenza in contesti di repressione estrema. Surviving Syria’s Prisons ricostruisce il sistema di sparizioni, torture e fosse comuni del regime Assad, affidandosi alle testimonianze dei sopravvissuti e, straordinariamente, anche di chi quella violenza l’ha esercitata. Antidote racconta il costo personale di chi ha scelto di sfidare Putin — whistleblower, attivisti, giornalisti — e il sistema di intimidazione e avvelenamento con cui il Cremlino risponde.
Spazio anche alle mostre fotografiche. Quella del collettivo Activestills a cura di Prospek dal 3 al 17 maggio propone delle immagini di fotografi palestinesi che raccontano la Palestina oggi. Con il titolo Documenting life, death and resistance in Palestine vuole essere anche un modo per ricordare i tanti fotografi e giornalisti palestinesi uccisi e ai tanti che, comunque, continuano a raccontare quanto sta accadendo.
A completare il cartellone sono degli spettacoli di danza «dove il corpo diventa spazio di resistenza alla violenza e alla censura». Tra questi, il 16 e 17 maggio, Badke(remix) di laGeste con artisti palestinesi che affermano la forza vitale della danza in un’esplosione di gioia.
Gli spettacoli di Life sono ospitati da Fabbrica del Vapore nelle sue diverse sale. E’ invece in Zona K Tradere. Con al centro i rituali italiani il 20 e 21 maggio parla della tradizione più forte, come quella della realizzazione delle orecchiette in Puglia, stravolta quando interviene il marketing. «Come avviene la trasformazione di un rito in folklore e di un’identità in brand?» si chiede. E aggiunge «il pubblico è parte integrante di questo meccanismo di erosione, è lo sguardo esterno che, nel momento stesso in cui cerca l’esperienza genuina, ne accelera lo snaturamento». Anche in questo caso si può parlare di polarizzazione.
(Nella foto, Badke(remix) di laGeste, spettacolo di danza in Life Theatre Arts Media Festival)






