Woody Neri protagonista di Mephisto Foto di Manuela Giusto

Mephisto, ambizioni e interrogativi al Teatro Menotti

Due storie che si incontrano, più sentimenti, più linguaggi espressivi in scena: è Mephisto, bello, intenso spettacolo con la regia di Andrea Baracco, ora a Milano, al Teatro Menotti. All’origine è il romanzo di Klaus Mann, che sentiamo intervenire più volte, attraverso la voce di Lino Musella. In scena è la storia di Hendrik Höfgen, attore teatrale, protagonista del romanzo. Storia di ambizione e tradimento di amici e ideali, senza altro interesse che per se stesso. Convinto che il teatro è lui e lui è il teatro. Insieme, questa è la storia di Klaus Mann, delle sue vicende personali, costretto a lasciare la Germania ormai preda del nazismo. Addirittura privato, lui come la sua famiglia, della cittadinanza.

Siamo ad Amburgo negli anni del Kabarett. «A fine mese apriremo il nostro teatro rivoluzionario. Sarà in contrapposizione al teatro borghese»: è il progetto di un amico e lui è pronto ad aderire, ma c’è sempre un debutto prossimo. È più importante e il progetto per Hendrik è accantonato. Si sposa con Barbara: non un folle amore, ma una buona soluzione. Molto più coinvolgente per lui è la storia di passione con un amante (senza apostrofo). Ma quando gli dice «Ti amo» si sente rispondere «Tu ami solo te stesso». Per Hendrik Höfgen è un amore mixato con ambizione, presunzione, sicuro che lui è il teatro.

Una croce uncinata su un braccio segnala il cambio di atmosfera con l’arrivo del nazismo («la luce della ragione si spegne»). Ma nemmeno lo fermano le incursioni naziste prima, la violenza sugli amici poi, sull’amante, che pure si rifiuta di fuggire a Parigi per evitare la persecuzione avviata dai nazisti contro omosessuali ed ebrei. «Io sono un attore, sono biondo, non sono mica ebreo». Così quando conosce una attrice, compagna di Göring, intravvede l’opportunità di trionfo a teatro e non se la lascia sfuggire.

Il Faust nel ruolo di Mefistofele è il suo trionfo, ma quando pensa di affrontare Amleto si sente dire che lui non è abbastanza nobile per quel ruolo. È Amleto stesso, il volto con corona che spunta dal sipario, a dirglielo.

I pensieri, con la regia di Andrea Baracco, prendono vita, alternandosi a parole pronunciate, movimenti coreografici, indice di un sentire più profondo. Un sipario rosso, tradizionale, sul fondo si apre sui momenti di recitazione di Hendrik a teatro. Come contrappunto si sente la voce di Klaus Mann, che, scandendo delle date, evidenzia quanto sta accadendo in Germania. Il 30 gennaio 1933 Klaus Mann lascia Berlino: «L’aria era diventata irrespirabile». Il 6 novembre 1934 gli viene revocata la cittadinanza tedesca, a lui come a tutta la sua famiglia. Intanto Hendrik è sempre più sulle scene. Se i testi che gli piacciono non possono più essere rappresentati a teatro è pronto a portare in scena le commedie francesi.

Sono tanti linguaggi espressivi che si incontrano per raccontare come il nazismo è riuscito a insinuarsi anche tra chi all’inizio aveva credi differenti. Ma in nome della propria tranquillità e in questo caso del proprio successo tutto è stato calpestato. Anzi Hendrik è pronto e stringere una mano come mai avrebbe pensato fino a qualche anno prima.

Portando in scena voci contrapposte, con un contorno di passione, spettacolo, momenti travolgenti e inquietanti Andrea Baracco con la sua regia dà vita a un grande spettacolo. Insieme, proprio grazie a questa forza espressiva, spettacolare e insieme capace di non lasciare indifferenti, l’interrogativo che pone assume maggiore rilievo. Anche noi, è l’interrogativo, saremmo disposti a calpestare ideali, convinzioni, amici pur di ottenere ciò che reputiamo importante per noi? Niente più ideali in nome del successo? In scena Woody Neri nel ruolo di Hendrik Höfgen, sempre più istrionico con l’incalzare dei fatti, come doveva essere per il protagonista («Il teatro ha bisogno di me»), pone gli spettatori davanti a una decisione: sta a loro decidere se quella è la scelta giusta. E se l’interrogativo non riguardasse solo i singoli individui?

A ispirare Klaus Mann era stato Gustaf Gründgens, attore di teatro, tranquillamente sopravvissuto al nazismo, fino a diventare direttore di un teatro ad Amburgo e produrre con successo il Faust di Goethe. Non è questo che Mephisto racconta, ma le scritte sul fondo della scena ricordano le difficoltà incontrate per pubblicare il romanzo. Andrea Baracco commenta: «Non solo il personaggio è sopravvissuto al proprio autore, e questo fa parte della storia dei grandi personaggi della grande letteratura mondiale, ma anche e soprattutto, e qui sta il colpo di genio, che ci troviamo di fronte a un personaggio protagonista che arriva a opporsi alla pubblicazione del suo romanzo. Se non è Mephisto (felico) questo, manca davvero molto poco».

(Nella foto di Manuela Giusto, Woody Neri protagonista di Mephisto Romanzo di una carriera, come ottimamente sintetizza il sottotitolo,  con la regia di Andrea Baracco al Teatro Menotti)

Mephisto

Romanzo di una carriera

Di Klaus Mann

Adattamento Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli

Con Woody Neri, Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro

Regia Andrea Baracco

Voce dell’autore e voce di Amleto Lino Musella

Ideazione scene e costumi Marta Crisolini Malatesta e Francesca Tunno; Suoni e musiche Giacomo Vezzani; Video Luca Brinchi e Daniele Spanò; Disegno luci Orlando Bolognesi; Aiuto regia Andrea Lucchetta

Produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per INFINITO, Compagnia Mauri Sturno, MAT – Movimenti artistici trasversali e Tieffe Teatro

A Milano, Teatro Menotti, dal 12 al 22 marzo 2026 (prima milanese)