Jon e Vince: due amici alla vigilia del diploma. Come silhouette sono dietro un vetro: Jon con la videocamera pronto a riprendere. Dapprima l’amico. Poi una storia. E’ l’inizio di Tape – La registrazione, l’inquietante spettacolo ora al Teatro Filodrammatici a Milano, capace di porre più interrogativi.
10 anni dopo, il corto di Jon sta per essere proiettato e premiato a un festival importante. Vince aspetta di applaudirlo; lo ha seguito fino a lì e ora è in una modesta stanza di un modesto motel. È qui che lo raggiunge Jon, che ha molto apprezzato il gesto dell’ex compagno di liceo.
Dopo anni le loro vite sono molto differenti: Vince spaccia fingendo di lavorare, Jon è sempre più lanciato verso il successo. Tutto tranquillo?
Sei violento, si dicono reciprocamente. E scoppia la «bomba», fatta di parole sempre più incalzanti, con Vince che vuole mettere l’altro di fronte alla verità. Lo incalza, lo accusa di aver violentato 10 anni prima Amy, la ragazza che lui aveva appena lasciato. Non è stata violenza: l’ho solo forzata a parole. Finché il dialogo tra i due diventa più incandescente, tra costrizioni e ammissioni e Vince mostra la cassetta su cui ha registrato le parole dell’altro. Ora è un’arma con cui convincere Jon a un confronto con Amy, che abita proprio lì vicino. Vince è deciso a pretendere che Jon si scusi con lei.
E Amy nega tutto: non fu stupro.
E’ un incontro-scontro tra i tre, che ora hanno storie molto differenti: uno spacciatore che vuole la verità con relative scuse, un regista che sta per avere successo, una viceprocuratrice distrettuale abituata a trattare con la polizia e con il diritto.
Davanti a questi mondi diversi, chiamati in causa da Stephen Belber, l’autore, con Tape alla fine la domanda è: quanto si è disposti a ricordare un episodio che non è andato secondo i piani desiderati? Ricordare significa accettare una sconfitta. Oppure chiede la vendetta contro chi vuole costringere a ricordare. E Amy si vendica, costringendo Vince a buttare tutta la droga che nasconde in quella stanza, valore a molti zeri. Una vendetta: con che modalità? Certo una vendetta molto sottile, capace di rovesciare la situazione. Diventa vana la violenza di Vince deciso a costringere Jon a scusarsi con Amy. Non è stata violenza di Jon: niente breve momento di potere esercitato su di lei. Il potere ora lo ha lei.
La regia di Bruno Fornasari dà un gran ritmo allo spettacolo, che, come una sinfonia, vive un crescendo di intensità. Dapprima è l’incontro, sempre più scontro tra i due, a base di parole sempre più violente, con contorno di birra, droga, telefonate. Un crescendo di intensità che contrappone Vince a Jon. Da una parte Umberto Terruso che tratteggia Vince come un perdente, che vive come una rivalsa il costringere l’altro a scusarsi. Dall’altra Tommaso Amadio, che, quando si sente costretto, si dibatte in nome di quel successo professionale che sente sta per sfuggirgli. A loro si contrappone Amy: a lei Camilla Pistorello dà tutta la misura che la situazione richiede per non rimanere schiacciata. Anzi. Perché il passato non lo si può distruggere: lo si può solo negare. Almeno ignorarlo per garantirsi di non rimanerne schiacciati.
Che cosa succederà ai tre? La risposta è da scoprire nelle ultime scene di Tape. Per il pubblico invece l’indifferenza è impossibile: qui sono i rapporti personali a essere messi in gioco. Situazioni magari qui estreme, ma certo non irreali.
(Nella foto di Laila Pozzo i protagonisti di Tape, Tommaso Amadio e Camilla Pistorello al Teatro Filodrammatici di Milano insieme a Umberto Terruso)
Tape – La registrazione
un progetto Amadio/Fornasari
di Stephen Belber
traduzione e regia Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Camilla Pistorello, Umberto Terruso
scena e luci Fabrizio Visconti
costumi Mirella Salvischiani
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
con il sostegno di Fondazione Cariplo – NEXT Laboratorio delle idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo 2025/2026
a Milano, Teatro Filodrammatici, dal 5 al 22 marzo 2026






