A History of Love di Agrupacion Senor Serrano il 18 marzo a FOG 2026 Foto Leafhopper

FOG 2026, festival di performing arts dal 27 febbraio al 26 aprile

La scena artistica contemporanea raccontata nei suoi vari aspetti è protagonista di FOG Triennale Milano Performing Arts. Arrivato alla nona edizione il festival FOG 2026 raddoppia con un primo programma dal 27 febbraio al 26 aprile 2026 e un secondo in ottobre e novembre 2026. Occupa i vari spazi della Triennale ed esce coinvolgendo maggiormente Milano. In una città sempre più internazionale gli spettatori potranno scoprire le proposte di 37 artisti e compagnie da 23 Paesi d’Europa (Spagna, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Norvegia, Regno Unito, Svizzera, Italia, Grecia, Albania, Belgio, Serbia) e del mondo (Iran, Canada, Australia, Uruguay, Giappone, Messico, Cina, Palestina, Libano, Stati Uniti). Tra i 30 appuntamenti, in programma nella prima parte del festival, 5 sono produzioni e coproduzioni targate FOG, 4 prime assolute, 11 prime nazionali per un totale di oltre 70 repliche complessive.

«Questa edizione – anticipa Umberto Angelini, Direttore artistico di Triennale Milano Teatro, presentando il programma di FOG 2026 – nasce dalla volontà di disegnare un festival improntato alla ricerca e alla scoperta di artiste e artisti capaci di disturbare l’assuefazione al flusso quotidiano e costante di immagini e rivendicare uno spazio critico di riflessione sulla società contemporanea».

Nel 2026 ritornano alcuni protagonisti della scena internazionale, che il pubblico di FOG ha già applaudito nelle scorse edizioni, come Romeo Castellucci, Marcos Morau, Ontroerend Goed, Agrupación Señor Serrano, Motus, Alessandro Sciarroni, Trickster-p. In altri casi è l’occasione per scoprire gli ultimi lavori di grandi nomi del teatro e della danza (Mario Banushi, Benjamin Kahn, De Utvalgte, Marco Berrettini), ma anche di alcuni dei più interessanti talenti emergenti della scena performativa internazionale e nazionale (Némo Flouret, Tara Manić, Alberto Cortés, Anacarsis Ramos, Matteo Sedda, Genny Petrotta).

I loro spettacoli propongono riflessioni sulla memoria individuale e collettiva, da cui emergono ferite, conflitti, possibilità di trasformazione. Mettono al centro relazioni affettive, con spazi di ambiguità per un intrecciarsi di desiderio e violenza, fiducia e tradimento, intimità e libertà, amore e abuso. Insieme invitano a ripensare il rapporto tra individuo, ambiente e comunità, aprendo spazi di connessione e di cura. Affrontano temi come solitudine, speranza, emigrazione intesa anche come possibilità di rinnovamento personale. Mettono in crisi certezze e conseguenze del politically correct. Inducono gli spettatori a mettersi in gioco e lasciarsi coinvolgere. Insieme li inducono a scoprire nuovi spazi, sia in Triennale, che più genericamente a Milano. Vi sono infatti spettacoli al Pac, al Teatro Filodrammatici, al Padiglione e al Parco di Chiaravalle, a Base.

Il racconto a volte è affidato alla danza anche in rapporto con l’architettura. Altri spettacoli sono musicali, anche con l’utilizzo di suoni naturali.

Si conferma, come ricordato durante la presentazione di FOG 2026, «l’attenzione alle pratiche dell’accessibilità, che otto anni fa lo hanno visto precursore in città di strumenti e pratiche per il miglioramento della fruizione degli spettacoli per persone con disabilità sensoriali».

«Con la sua nona edizione – è il commento di Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano -, FOG si conferma un laboratorio vitale dove si incontrano linguaggi, culture e sensibilità provenienti da ogni parte del mondo: è uno spazio di ricerca che parla al presente, coinvolgendo un pubblico giovane, curioso e pronto a interrogare il proprio tempo».

(Nella foto Leafhopper una scena da A History of Love di Agrupacion Senor Serrano il 18 marzo a FOG 2026)