James Franco non lascia dubbi: questa è una storia dark annuncia all’inizio di Desert Films al Teatro Menotti. I sopratitoli in italiano confermano.
Il mio nome è Robert Blake, dice identificandosi con l’attore interprete dell’uomo misterioso di Strade perdute di David Lynch, stesso volto tinto bianco stile Kabuki, stesso ruolo misterioso. Ma Robert Blake è stato anche il criminale di A sangue freddo e il tenente Baretta, modi spicci in un mondo violento, il crimine da combattere pur senza voler essere un giustiziere. Temporaneamente Robert Blake, evocato giocando sulle orme di David Lynch, per James Franco è il momento di accusare Hollywood che preferisce far lavorare gli influencer che garantiscono milioni di follower. E’ come uno stagno pieno di squali.
Accanto a lui – entrato con lui – è Blaine Kern. Ha i piedi legati, si siede e invano tenta di scappare. A lui James Franco si rivolge quando, ancora Robert Blake, risponde all’accusa: io ucciso una donna? E’ quella moglie, che si era fatta sposare perché incinta di suo figlio, non di Cristian Brando figlio di Marlon Brando, come all’inizio aveva tentato di far credere. Storia intricata, rievocata con veloci passaggi, che forse a molti sfuggono. Diventano gesti, trucco pesante con cui James Franco rende particolarmente volgare Blaine Kern. Trucco di scherno: è l’Hollywood che si prostituisce? Lui comunque non la uccide: la accusa solamente. Nemmeno Robert Blake aveva ucciso la moglie: la giustizia lo aveva scagionato.
Ma James Franco la sua accusa contro Hollywood la sostiene con sicurezza, attraverso uno spettacolo che non passa inosservato. «Non commettere crimini se non hai voglia di andare in galera» dice una battuta che viene dal telefilm Baretta.
In scena, sul palco del Menotti, c’è un terzo protagonista, con un ruolo di uguale rilievo. E’ la videocamera che James Franco manovra con sicurezza, come un’arma per offrire al pubblico visioni sempre diverse. Ha una sua voce, sottolinea dettagli, dà nuovo colore, enfatizza con immagini tutte rosse e alla fine riprende gli spettatori, che non devono sentirsi assolti, perché continuano ad accettare un cinema fatto di personaggi famosi, ma non talentuosi.
Così quello che va in scena al Teatro Menotti è teatro alla ennesima potenza: sempre mobile, sempre nuovo. Non fissa il gesto conservandolo immutato come fa il cinema. E, secondo una tendenza molto attuale, utilizza tutti i linguaggi che concorrono a raccontare una storia e darle vita sul palco. In una atmosfera dark alla David Lynch, con femme fatale, come appare la cantante che apre e chiude Desert Film, luci, colori, video che propongono una visione diversa rispetto a quella che va in scena sul palco, tutto concorre a raccontare. Più riflessioni sono attese.
Su tutto c’è lui, un James Franco all’ennesima potenza. Un vero piacere vederlo sul palco: recita con gli occhi e con le mani, con la forza della voce e con i gesti. Il volto esprime: il male che sta raccontando, la rabbia per quello che deve raccontare, il fastidio per rievocare una storia di uxoricidio che Robert Blake respinge: è la truffatrice. Truffatrice/i non solo in un lontano passato?
Gli spettatori sono accorsi davvero in tanti al Teatro Menotti per vedere James Franco sul palcoscenico. E lui non si è certo risparmiato: selfie, autografi, strette di mano. Un pubblico che in molti casi – si è verificato in platea – era per la prima volta a teatro. Una scoperta che si spera non rimanga un caso isolato.
(Nella foto di Flavia Tartaglia, James Franco con Blaine Kern III in Desert Films)
Desert Films
Scritto da James Franco
Regia James Franco e Peter Gold
Con James Franco e Blaine Kern III
e con Elli Papadiamanti (cantante) e Konstantino Diminakis (pianista)
Direttrice tecnica e Suono Nena Jimenez; Luci Allie Jimenez
Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, James Franco & Ashton Ramsey in collaborazione Theatre 29 e Show Bees
A Milano, Teatro Menotti dall’8 all’11 ottobre 2026 (Prima Milanese) Spettacolo in lingua inglese con sottotitoli in italiano






