L’aereo non parte: sciopero. Lei, arrivata con il trolley per l’imbarco, telefona al figlio e annuncia che si siederà a leggere un libro: è La Storia di Elsa Morante. Con le parole che legge ci porta tra le prime pagine del libro, mentre i personaggi prendono subito vita sul palcoscenico del Teatro Franco Parenti: lei infila un misero cappotto ed è Ida. Siamo nel 1941, quando Gunther, giovanissimo nazista, quattro parole in italiano, segue Ida fino in casa e con ferocia la violenta, salvo poi prenderla di nuovo con più dolcezza.
È l’inizio di quanto racconta Elsa Morante. L’inizio di La Storia, che sul palco del Teatro Franco Parenti procede intersecando più piani: lettura e vita, momenti storici con date precise e avvenimenti dei protagonisti. Perché spesso cogliamo i momenti di lettura, che poi danno vita ai personaggi. Altre volte è una voce fuori campo che racconta, mentre sulla scena vediamo Ida e i due figli. Il più grande è Nino, mentre Useppe è l’altro, nato da quella violenza, che Ida è decisa a nascondere.
Intanto sul fondo della scena scorrono le date che indicano gli avvenimenti storici, con qualche parola in più per una maggiore comprensione di fatti e conseguenze. Insieme sono anche tanti piccoli particolari che completano il racconto. Irrompono i suoni – delle bombe, della guerra, dei bambini deportati -; le luci sottolineano personaggi e avvenimenti, invogliano a giudizi e pensieri, su un palcoscenico che volutamente evidenzia la struttura teatrale.
I tre attori in scena amplificano la potenza de La Storia, del racconto. Cambiano, si trasformano, mentre i personaggi a cui danno vita crescono. Franca Penone è Ida, ma anche la lettrice, che sembra davvero essere catturata dalle parole del libro al punto da sentirsi Ida. Che ha due grandi segreti: è ebrea e questo cerca di nasconderlo in tutti modi, salvo confidarlo a un’altra ebrea. E’ anche epilettica, come lo saranno, inconsapevoli, anche i figli.
Alberto Onofrietti è il padre, che avrebbe voluto chiamare la figlia Aida in memoria dell’opera di Verdi ed è poi Nino, che passa attraverso tutte le scelte possibili, rendendo credibili tutti i passaggi. E’ fascista (senza comprenderne il significato), partigiano, infine contrabbandiere, calcando di più sull’accento romanesco (che già avevamo apprezzato sentendolo in altra pièce). E poi…
Francesco Sferrazza Papa dà tutta la ingenuità possibile al piccolo Useppe, molto diverso dal fratello, a cui è però molto legato. Verso il finale lo vediamo stagliarsi contro il sole: quanto è bella la vita. Quanto è bello il suo rapporto con i cani, ugualmente importanti, a cui in scena danno vita: a Blitz con una borsa, a Bella con del tessuto.
È quel tocco di non patetico che questa visione teatrale sottolinea. Tanti altri personaggi prendono vita portati dagli attori. Tra questi Carlo Vivaldi, che poi scopriamo essere Davide Segre, ebreo costretto a nascondere la sua identità. Non riuscendo ad accettare di essersi trasformato da vittima a carnefice, ammazzando con piacere un tedesco, cerca rifugio nella droga, fino a morire di overdose. Così ne La Storia è come se irrompessero gli anni ’70, in cui Elsa Morante concepì e scrisse il romanzo.
Le parole, i pensieri, le considerazioni, anche il racconto di Elsa Morante è un piacere vedere come prendono vita a teatro. Rivivono attraverso la bella interpretazione degli attori, i suoni, le scritte, la scenografia che nulla nasconde dello spazio teatrale, le belle scelte registiche di Fausto Cabra e del drammaturgo Marco Archetti, operate affrontando le 657 pagine del romanzo. Inevitabilmente vari altri personaggi non sono presenti o sono solo sfumati in questa versione teatrale, pur senza togliere nulla al racconto. Che comunque a teatro riserva ancora molte sorprese.
Elsa Morante ambienta il romanzo in un periodo storico preciso. Come si legge sulle scritte in scena siamo a Roma negli anni dal 1941 al 1947. Si passa attraverso le leggi razziali, la guerra, la fame, i bombardamenti, le deportazioni degli ebrei, la Resistenza, l’umanità che vive e subisce. E lascia intuire come tutto è stato possibile: l’iniziale incomprensione di che cosa era realmente il fascismo e Nino infatti si vanta di esserlo, salvo poi capire e passare tra i partigiani.
Insieme lascia intuire come gli ebrei non riuscirono realmente a capire che venivano portati a morire e la signora Celeste Di Segni a tutti i costi vuole salire su quel vagone dove sono il marito e i figli. Solo a lei, unica, Ida confida di essere anche lei ebrea. E’ un momento di solidarietà, ma anche un modo per dire che bisogna opporsi al nazismo, alle deportazioni, alle prevaricazioni del potere.
Con il suo romanzo Elsa Morante aggiunge che la Storia continua. Che tutto continua. Perché i poveri ci sono sempre, la borghesia – anche se una vera borghesia non esiste nemmeno più – non è disposta o capace di ribellarsi. E continuano le guerre: i morti si continuano a contare in numeri inaccettabili.
Quando il romanzo uscì venne accusato di voler far piangere, ma a teatro non si indulge sulla lacrima. I personaggi, pur non cambiando colorazione, mantengono una dignità lontana dal voler toccare le corde del patetico. Il romanzo, aldilà delle critiche (a volte anche pesanti) ottenne invece un grande successo, anche grazie alla scelta voluta dalla stessa Morante di una edizione economica, a prezzo contenuto e in alta tiratura. Risultato: 800.000 copie vendute nel primo anno, a dimostrazione del successo popolare. È proprio questo uno degli aspetti che emergono in questa versione teatrale, quando si vede una donna oggi, al tempo dei cellulari, leggere nella sala d’aspetto di un aeroporto proprio La Storia.
E’ proprio il desiderio di Fausto Capra portando in teatro La Storia di Elsa Morante e facendone cogliere le tante sfaccettature. Spera che il pubblico sia invogliato a leggere o rileggere il libro, continuando il desiderio espresso al momento della pubblicazione dall’autrice, che voleva renderlo disponibile al maggior numero di persone possibili. Il libro si trova ancora nelle librerie. E non solo in Italia, grazie alle innumerevoli traduzioni.
(Nella foto, Francesco Sferrazza Papa in La Storia, ispirato al libro di Elsa Morante, al Teatro Franco Parenti)
La Storia
Uno scandalo che dura da diecimila anni
liberamente ispirato a La Storia di Elsa Morante, edito in Italia da Giulio Einaudi Editore
By arrangement with The Italian Literary Agency
drammaturgia Marco Archetti
regia Fausto Cabra
con Franca Penone, Alberto Onofrietti, Francesco Sferrazza Papa
scene e costumi Roberta Monopoli; drammaturgia del suono Mimosa Campironi; luci Marco Renica, Fausto Cabra; video Giulio Cavallini; regista assistente Anna Leopaldo; consulenza movimenti scenici Marco Angelilli
produzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival / Centro Teatrale Bresciano
A Milano, Teatro Franco Parenti, Sala Grande dal 14 al 26 aprile 2026






