Il dramma della guerra rivissuto attraverso la scultura. Quello che racconta Nado Canuti con la sua opera è la guerra che ha visto, anche se oggi il tema appare particolarmente attuale. La sua è una esperienza di partigiano, vissuta, 14enne, come protagonista della Resistenza. Così con le sue opere ha voluto far riflettere su che cosa significhi la guerra. Le prime sculture sono infatti in bronzo e cemento per raccontare la sofferenza di quegli anni. «È la mia autobiografia» dice ora parlando delle sue opere. Così nei decenni successivi le opere cambiano completamente. Sono pitture che hanno come soggetto grandi spazi e sono sculture che permettono di muovere alcuni elementi per raccontare un’apertura democratica. Quelle più recenti sono appese al soffitto: sculture mutevoli in continuo movimento. A diventare protagonisti sono elementi come uccelli e farfalle che diventano un inno alla libertà.
«La mostra – si legge nella presentazione – indaga in forma di sintesi antologica il lungo percorso artistico di Nado Canuti, sostenuto da un’intima poetica personale ma anche da un’evidente sensibilità e partecipato interesse verso importanti momenti della nostra storia».
L’esposizione organizzata dal Comitato provinciale ANPI di Milano e dal suo gruppo di lavoro Artisti e Resistenze è a cura di Giorgio Seveso e Francesca Pensa. Con il titolo “Storie di Nado. Opere di un artista tra incanto e tormento” è aperta alla Casa della memoria fino al 24 maggio. Lo spazio a Milano all’Isola, in via Federico Confalonieri 14, si propone anche come luogo dove i giovani possono andare a studiare durante la settimana.
(Nella foto, Ricordo di un fiore, il bronzo realizzato da Nado Canuti nel 1981, esposto alla Casa della Memoria nella mostra dal titolo “Storie di Nado. Opere di un artista tra incanto e tormento”)






