Se domani non torno storia di Giulia Cecchettin

Se domani non torno, perché le cose cambino

Sveglia alle 6 di una mattina di novembre. Potrebbe essere una mattina qualunque e invece…

Questa è la storia di Giulia Cecchettin, storia di potere, di violenza, non di amore. A raccontarla nel film Se domani non torno dapprima è il padre, che non vuole opprimere la figlia. Preferisce lasciarla libera di decidere se tornare a casa a dormire: ha 22 anni e tra pochi giorni si laurea. Lo vediamo andare al cimitero a parlare con la moglie morta, per poi allarmarsi perché Giulia non è proprio tornata a casa e non ha fatto sapere nulla. Che cosa succede, che cosa è successo, lo abbiamo letto e sentito.

Con il film Se domani non torno riviviamo tutto, dapprima attraverso gli occhi del padre Gino e successivamente della sorella Elena. Sono giorni di angoscia. Sono giorni di assedio da parte delle televisioni. A sostenere la famiglia è l’associazione Penelope, che si occupa proprio di questi fatti di violenza contro le donne ed è stata fondata dal fratello di Elena Claps, un’altra ragazza di cui solo molti anni dopo si è saputo che era stata uccisa da un uomo suo coetaneo.

Strade nebbiose, strade deserte, percorse dal padre alla disperata ricerca di Giulia. Solo una drammatica segnalazione, fino a quando in televisione arriva la notizia. Intanto Giulia appare sempre più come una presenza attraverso i ricordi del padre e di Elena, ricordi pieni di gioia, in spiaggia, con l’impermeabile giallo, su una cesta sospesa in aria. Ricordi e video di famiglia, che si contrappongono alle telecamere che assediano casa Cecchettin. 

Questa è una storia di potere, di sopraffazione, di controllo. Storia di gelosia non motivata dall’amore, ma dalla paura di perdere il potere su di lei. È la storia di Giulia Cecchettin, ma è anche la storia di tante donne su cui colui che diceva di amarle ha esercitato violenza. Lui nel film non è mai citato con il suo nome. E’ giusto: non deve stimolare emulazione da parte di altri uomini che invece tutti simboleggia. Non è lui da ricordare, ma il suo gesto. E’ la dovuta attenzione a scegliere le parole per raccontare queste storie di violenza, attenzione che non deve mai mancare. Chi uccide non è un ex innamorato, un ex fidanzato: è un assassino.

Particolarmente importante è quanto verso il finale di Se domani non torno dice la sorella Elena: parla di violenza, di stupro, manifestazione del patriarcato che considera l’uomo superiore. Così devono essere proprio gli uomini a capire e a rifiutare fin dai giorni della scuola, grazie a dei momenti di educazione, di consapevolezza, di socialità: siamo molto lontani dalla sopraffazione.

In nome di Giulia Cecchettin è nata la Fondazione con cui il padre parla nelle scuole per far prendere coscienza già ai ragazzi, studenti di differenti età. Il film Se domani non torno rappresenta un ulteriore tassello, dapprima facendo capire il dolore e lo sconquasso che porta in una famiglia una vicenda di questo genere e poi invogliando a riflettere sui comportamenti e su una mentalità che deve cambiare.

Se domani non torno

Ispirato al libro “Cara Giulia” di Gino Cecchettin con Marco Franzoso

Cast: Filippo Timi, Tecla Bossi, Sabrina Martina e Tommaso Allione e con Linda Caridi e Elisabetta De Palo

regia di Paola Randi

Una Produzione Notorious Pictures

In collaborazione con Mediaset, Sky Cinema, Fondazione Giulia Cecchettin

Al cinema dal 5 novembre con Notorious Picture