Deloris Van Cartier è al centro della scena e canta. Tante speranze di passare l’audizione, ma non sa che la sua vita sta per cambiare completamente. Fin dai primi momenti di Sister act il Musical è evidente la chiave di lettura scelta per portare al Teatro Nazionale il musical: tante belle voci, impegnate in pezzi che entusiasmano il pubblico, una scenografia con tanto colore e altrettante luci che trasmettono allegria. È uno dei tanti contrasti che vanno in scena, perché Deloris è testimone di un omicidio: pistola puntata, persona ammazzata. Lei sa chi ne è l’autore. Lo sa anche il pubblico: è l’amante che le ha regalato una pelliccetta blu per Natale, mentre lei si aspettava la pelliccia bianca tipo grande attrice. Va a trovarlo per rendergliela e diventa la testimone scomoda che la polizia decide di proteggere.
Dove nasconderla? In un convento. L’accompagna un agente tanto ingenuo quanto innamorato di lei, sua ex compagna di scuola, che lei chiama Eddie Umidino.
Sorprese e contrasti si moltiplicano. Perché queste solo nell’abito sono simili a suore tradizionali, cantano, ma sono stonate, in una sala dalla bella acustica. Suo malgrado in quel convento, Deloris diventa Suor Maria Claretta e accetta di rifondare il coro. Lei costretta, loro gioiose.
Philadelphia e il convento: Benjamin Franklin Bridge (da non confondere con il ponte di New York) sul fondo a sinistra; bifore e grande rosone colorato al centro. La scenografia li evoca entrambi. A raccontare l’atmosfera in Sister act concorrono invece i costumi, ben presto rossi, e l’allegria che traspare in ogni momento con battute che tranquillizzano chi temeva che una storia tra suore fosse triste. Tutt’altro. Sono battute sicuramente studiate per suscitare il sorriso. A volte la vena comica sembra poco frenata e un po’ qualunquista e non mancano riferimenti all’attualità, con Don Matteo chiamato in causa un paio di volte e Al Bano, ugualmente citato per sicuri sorrisi. Oltre a una foto di John Travolta nella posa diventata classica che si può vedere sulla parete di casa di Eddie Umidino. L’ala protettrice di La febbre del sabato sera – non dimentichiamo il ponte sulla sinistra – è evocata.
Tanta allegria, tante risate, una bella scenografia, gran belle voci e non solo di Gloria Enchill che interpreta Deloris. Da subito si fa notare la Madre Superiora di Francesca Taverni. E dopo un’ottima, divertente, stonatura conquistano anche con la loro voce le suore che hanno imparato a cantare. Insieme si notano i contrasti. Perché è bene non dimenticare quanto sta alla base della storia, con omicidio e conseguente vita cambiata per chi involontariamente vi assiste. Violenze in strada, violenze dimenticate. La Madre Superiora ne elenca alcune, cominciando con Giovanna d’Arco arsa viva per motivi religiosi.
Per le suore l’arrivo di Deloris in convento significa un cambio di vita, momento di contrasto con il precedente che, come ricorda Maria Roberta, la più giovane, ancora novizia, fino a quel momento non aveva mai indossato un abito chic. Meno ancora aveva ballato sui tavoli. Sono tanti piccoli elementi a fare da contrasto, che concorrono a rendere ancora più evidente l’allegria che arriva fino al pubblico.
(Nella foto, un momento degli applausi finali con l’incontro tra le due Deloris protagoniste di Sister act, Speranza Tesoro e, a destra, Gloria Enchill alla prima dell’8 ottobre)
Sister act il Musical
Per la prima volta Deloris si sdoppia. Gloria Enchill è in scena dall’8 ottobre, mentre le repliche di novembre, dicembre e gennaio vedranno protagonista Speranza Tesoro, al suo debutto nel ruolo di Deloris.
E con Francesca Taverni nel ruolo della Madre Superiora, Massimo Cimaglia (Monsignor O’Hara), Roberto Tarsi (Eddie), Giuseppe Verzicco (Curtis), Elisa Bella (Suor Maria Roberta), Khomolchanock De Pace (Suor Maria Patrizia), Luigi Fiorenti (Deniro), Pietro Mattarelli (Joey) e Salvatore Vasalluccio (TJ), Altea Russo (Suor Maria Lazzara e responsabile artistica), Lucrezia Zoroddu (Suor Maria Teresa), Vanna Tino (Michelle, ensemble e assistente alla regia), Alina Gravana (Suor Maria Valeriana e Tina), e l’ensemble composto da Alice Grasso, Iuna Iaccino, Anna Lagrasta, Asya Daskalova, Giorgia Visca, Davide Bonafini, Raffaele Ficiur, Flavio D’Alma e Dario Napolitano (anche assistente alle coreografie).
Regia di Chiara Noschese, per la versione italiana del musical scritto da Cheri Steinkellner e Bill Steinkellner, con dialoghi aggiunti di Douglas Carter Beane, musiche di Alan Menken e liriche di Glenn Slater, nella traduzione di Franco Travaglio e Alberto Di Risio.
Produzione Compagnia della Rancia
A Milano, Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni, dall’8 ottobre 2026 con lunga tenitura






