«Tina Modotti, la grande fotografa di Udine, friulana, italiana» si legge sullo schermo alle spalle di Manuela Fischietti nel monologo Mi chiamavano Tina. Sulle tracce di una rivoluzionaria antifascista. Tutte specifiche subito cancellate: sembrano davvero troppo restrittive. L’interrogativo è dunque chi è Tina Modotti? Sicuramente l’unica donna, inizi ‘900, diventata un mito. Ma le sfaccettature sono davvero tante. Manuela Fischietti inizia a raccontarla con i tratti biografici: a 17 anni partita da Udine per l’America. Attrice di film muti: lo spezzone del film The Tiger’s Coat (Pelle di tigre) che si vede sul fondo è documento raro. Unica prova della sua parentesi hollywoodiana, che però aveva avuto successo. Fotografa. Ma, a parte qualche mostra negli ultimi anni, pochissime sue foto sono note. Più conosciuta come modella fotografata da Edward Weston.
Ma questa non è la storia che volevo raccontare. Le parole di Manuela Fischietti ora ne fanno emergere passione, bisogno di amare senza trarne vantaggi. Attraversa i grandi eventi dei primi decenni ‘900, da Sacco e Vanzetti alla guerra civile in Spagna, senza paura di fare scelte in nome di giustizia, libertà, democrazia, antifascismo. Non ha paura di vivere quegli eventi consapevolmente, quando per una donna era insolito.
Niente famiglia alle spalle, niente cultura di base, ma ha la capacità di ragionare e la voglia di crescere confrontandosi con i compagni della sua vita. Gli altri l’hanno fraintesa, chiamata spia, assimilata a Mata Hari, insultata, diffamata, certo non capita. Ma lei aveva saputo capire da quale parte voleva stare e aveva deciso di agire in base a queste scelte.
Ecco perché è un mito: una donna fuori dagli schemi, quando gli schemi non prevedevano di essere scavalcati, soprattutto da una donna. Portandola in scena Manuela Fischietti, giocando con ben pochi elementi, riesce a restituirle la giusta dimensione.
La regia di Maura Pettorruso sceglie di utilizzare solo qualche foto velocemente mostrata, un suo ritratto nudo, un piccolo spezzone del film, qualche elemento messicano. Piuttosto, sono le parole, attraverso la bella interpretazione di Manuela Fischietti, che danno vita alla passione, riuscendo a raccontarla. È proprio quella passione che Tina Modotti non ha mai represso, in un’epoca in cui questo era un sentimento che non si declinava al femminile. Un mito, appunto, che ben emerge nello spettacolo andato in scena alla Fondazione La Nuova Musica nell’ambito del Fringe Milano Off. Lo spettacolo continuerà a essere replicato in altre città.
Mi chiamavano Tina. Sulle tracce di una rivoluzionaria antifascista
di e con Manuela Fischietti
Regia Maura Pettorruso
Luci Luca De Martini di Valle Aperta e Marianna Fornasa
Produzione Rifiuti Speciali con il sostegno di Fondazione Caritro e Comune di Trento e in collaborazione con Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Harpolab Trento e Circolo Fotografico Modotti di Bolzano






