Flashdance Musical al Teatro Nazionale con Compagnia della Rancia Foto Giulia Marangoni

Flashdance Musical, ritmo ed emozioni al Teatro Nazionale

Allegria, energia, emozioni, determinazione: con Flashdance Musical gli anni ‘80 salgono sul palcoscenico del Teatro Nazionale a Milano e colorano i sentimenti che contano ancora oggi.

Protagonista del musical, che arriva in apertura di stagione 2025-2026 con la Compagnia della Rancia, è Alex Owens, saldatrice nell’acciaieria Hurley, ma con il sogno di entrare nella prestigiosa Accademia di ballo. Vittoria Sardo è travolgente, balla davvero, diversamente dalla attrice-interprete dell’omonimo film: la sua Alex è passione, determinazione, talento. Accanto a lei, a sostenerla «amiche per la vita», Gloria (Rebecca Ingrassia, qui al debutto) con le altre amiche Kiki (Giulia Sol), Tess (Camilla Tappi), che la sostengono, perché l’amicizia è anche solidarietà. Che in Hannah, la maestra di ballo, è anche voglia di infondere coraggio e suscitare autostima in Alex. A lei sono affidate le parole che danno un senso a tutta la storia: “arrendersi mai” canta più volte. Sono le parole che Alex alla fine fa sue.

C’è la determinazione femminile a non sentirsi inferiori all’uomo (una scena molto ironica a base di guinzaglio è tutta da scoprire). E c’è la voglia di riuscire da sola, senza aiuti: Alex la canta, mentre dice “nessuno può fermarmi ormai”. Sono le parole cantate in italiano, risultato di traduzione e adattamento di Franco Travaglio. Si alternano alle canzoni famose, cantate in lingua originale. Travolgono il pubblico, che sottolinea il momento ballando sulla poltrona o con il ritmo degli applausi. Ci sono tutte e restituiscono intatto il sapore dello spettacolo. E’ Flashdance Musical tra canzoni, sentimenti, emozioni. E c’è “Gloria”, cantata dall’omonima ballerina con un sottofondo di lacrime e successivamente riportata al ritmo originale. “È il mio momento” cantano Alex e Nick Hurley, impegnati lei a ottenere l’ingresso all’Accademia di ballo e lui a contrastare il consiglio di amministrazione della acciaieria e il padre, decisi a licenziare gran parte degli operai.

Come loro tutti i personaggi di Flashdance Musical hanno un rilievo. Lo ha Nick Hurley (Mattia Baldacci), protagonista di più momenti d’amore con Alex. Lo hanno le tre amiche, Gloria (Rebecca Ingrassia, qui al debutto), Kiki (Giulia Sol), Tess (Camilla Tappi), a cui in particolare è affidato il compito di giocare con i colori. Lo ha Jimmy (Raffaele Ficiur) il fidanzato di Gloria, aspirante comico, che a New York fallisce, dimostrando come l’assenza di talento trova porte sbarrate: l’importante è un momento di autocritica che consente la rinascita. Harry, proprietario dell’Harry’s bar (Giancarlo Teodori), è invece la dimostrazione di quanto conti contrapporsi alle difficoltà di gestire il locale in modo trasparente. Che è quello che non vuol fare CC, proprietario del Chameleon Club (Claudio Zanelli), deciso a puntare su donne oggetto, che ballano mezze nude per conquistare i clienti.

Ugualmente capaci di conquistare il pubblico sono i componenti dell’ensemble, protagonisti in particolare delle belle coreografie: qualche momento di classica, oltre al contemporaneo con Alex-Vittoria fino all’exploit finale. Anche gli operai li vediamo danzare insieme alle ballerine, mentre giocano con le sbarre luminose, perché la vita è fatta di realtà differenti: l’importante è saper convivere. Intanto le atmosfere cambiano. Basta poco per evocarle: una poltrona è l’interno casa, con dei tubi l’attenzione è sulla acciaieria.

Ci sono i colori e i miti di allora, molti arrivati fino ai giorni nostri. Possedere e mostrare allora era rilevante più di oggi. Così sappiamo che Nick ha la Porsche 911 blu e il Rolex, si vede il piumino smanicato, si parla di MTV e i suoi video musicali e su tutto aleggia il mito di Freddie Mercury. Una corona e i baffi lo evocano in un momento coreografico. E già sul sipario si era letto «Si può essere tutto ciò che si vuole, basta trasformarsi in ciò che si pensa di poter essere»: firmato Freddie Mercury, non solo icona musicale.

Si accenna ai miti della danza come i balletti russi e Martha Graham. E c’è uno dei momenti mitici di Flashdance: la doccia, alla fine della prima parte.

Si intuiscono gli aspetti difficili, con la crisi dell’acciaio e il lavoro minorile, quando uno dei dipendenti della Hurley racconta che lui a 12 anni lavorava già da tre anni. Affiora il tema della emigrazione con Louise (Annamaria Schiattarella), la ragazza che assiste Hannah con chiaro accento spagnolo: messicana, dunque? Dettagli che si intravedono in questa versione di Flashdance Musical, ma sono anche rilevanti. Da Hannah (Rosalba Bongiovanni, dalla prosa al musical e al canto con ottimi risultati) scopriamo che Alex a nove anni appariva già da tempo un talento. Quando una ragazza compare con le orecchie da coniglio è facile pensare a Playboy (eros e insieme voglia di cultura).

Alla fine gli applausi della commissione che deve ammettere Alex in Accademia coincidono con quelli del pubblico in sala. Arrivano a premiare uno spettacolo che riesce andare oltre le aspettative, unendo temi importanti, sentimenti, emozioni alle belle canzoni, ritmo e atmosfera, ben sostenuti dall’ottimo cast con la bella regia di Mauro Simone.

(Nella foto di Giulia Marangoni una scena di Flashdance Musical con Alex – Vittoria Sardo in abito da lavoro in acciaieria. Con lei le coloratissime amiche Gloria – Rebecca Ingrassia, Kiki – Giulia Sol, Tess – Camilla Tappi)

Qui la presentazione dello spettacolo.