Cortina nel 1956 Foto Publifoto Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

La strada per Cortina, con le Olimpiadi 1956 l’Italia cresce

L’Italia nel 1956 è in piena crescita: la mostra La strada per Cortina VII Giochi Olimpici Invernali 1956 ci fa scoprire anche questo aspetto. Esposta alle Gallerie d’Italia Milano, insieme, attraverso le fotografie, punta l’attenzione sull’organizzazione delle prime Olimpiadi invernali ospitate in una località italiana, appunto a Cortina nel 1956. In questi settant’anni tutto è cambiato e non solo la tecnologia a supporto di pubblico e atleti. Per questi ultimi subito si nota che i nomi di partenti e vincitori si leggevano su tabelle. Sono alcuni degli aspetti – il cantiere Cortina, specchio del cantiere Italia – che le scelte operate da Aldo Grasso curando la mostra mettono in evidenza. E si possono scoprire in uno spazio allestito a tema, per l’occasione.

Per il pubblico era la prima grande occasione per vedere le gare, almeno alcune, senza dover andare a bordo pista: grazie alle riprese della Rai si potevano vedere in televisione. Non a casa, perché la maggior parte degli italiani non possedeva ancora un televisore: si riuniva in bar e altri locali per una grande condivisione di emozioni. Ed era proprio la televisione che meglio permetteva di avvicinare i giochi olimpici: i giornali pubblicavano le foto, ma l’analfabetismo era ancora forte (nel 1960 in tv sarebbe arrivato “Non è mai troppo tardi”). A sottolineare questo aspetto sono quattro foto che mostrano alcuni momenti sportivi all’interno di uno schermo televisivo, allora arrotondato come erano i televisori di quell’epoca.

Dopo la conquista del diritto al voto, in occasione del referendum che avrebbe visto la vittoria della Repubblica, le donne iniziano a conquistarsi qualche spazio. E’ uno degli aspetti che sottolinea Barbara Costa, responsabile dell’Archivio storico Intesa San Paolo. Le foto in mostra hanno al centro alcune donne impegnate in attività di supporto, come interpreti, ma anche alcune atlete. Giuliana Minuzzo, sciatrice, è la prima donna a pronunciare il giuramento olimpico. Un’altra atleta è protagonista nelle foto. E’ Fiorella Negro, che a 17 anni aveva gareggiato alle Olimpiadi di Cortina come pattinatrice, una delle discipline che maggiormente lasciava spazio alle atlete. Ugualmente in gara a Cortina nello slalom gigante è Maria Grazia Marchelli, poi giornalista, editore e alla direzione di Sci. Molto diversa è invece la partecipazione di Sophia Loren, che una foto mostra il 30 gennaio 1956 in abito da sciatrice, contornata dagli atleti.

Altre foto mostrano quanto anche il modo di viaggiare è cambiato: un gran numero di valigie – i trolley non erano nemmeno ancora ipotizzati – accompagnava gli atleti sovietici, tra i partecipanti in quegli anni di guerra fredda. Ed è cambiato l’abbigliamento, soprattutto quello del pubblico fotografato lungo le strade di Cortina o mentre assiste a qualche gara. In particolare una foto ha per protagonista il pubblico in una gara di salto con gli sci, dove gli atleti italiani erano davvero pochi, ma lo spettacolo era assicurato. Gli spettatori sono intorno al trampolino per il salto con gli sci ricostruito per l’occasione e immortalato in alcuni scatti durante la ricostruzione.

Questa prima Olimpiade organizzata in Italia – quattro anni dopo sarebbe stata la volta delle Olimpiadi estive a Roma – rappresentava per l’Italia un grande momento sotto molti punti di vista. Fu la dimostrazione di come l’Italia era in grado di progettare, organizzare e far vedere in tutto il mondo un avvenimento di rilievo internazionale, in un’epoca, oltretutto, di guerra fredda. Era stato anche un momento rilevante per il Paese stesso, uscito tramortito dalla guerra, con divisioni tra la popolazione che si stavano superando e con problemi di ricostruzione: l’inizio dei lavori per l’Autostrada del Sole è proprio del 1956. Aveva anche portato lavoro in una regione che in quel momento contava molti emigranti, con molti veneti andati a lavorare in Belgio (la tragedia di Marcinelle è di pochi mesi dopo).

La gente in quegli anni si muoveva in treno o con le corriere, che percorrevano anche lunghi tragitti. Ma in occasione delle Olimpiadi di Cortina la Fiat aveva realizzato la 600 multipla. Attraverso le foto nella mostra La strada per Cortina si vede la 600 multipla utilizzata per portare atleti e giornalisti sui campi di gara. Qui e lungo le strade cominciano ad apparire i cartelloni pubblicitari. Si scoprono quelli di bibite, ma anche della Pibigas, negli anni in cui le stufe iniziavano a essere superate dalle cucine a gas.

È un’Italia che si sta evolvendo, sta cambiando fisionomia. Con le Olimpiadi – di Cortina come poi di Roma – inizia a conquistarsi un posto rilevante tra i Paesi occidentali. Tutto questo ben traspare guardando, fino al 3 maggio 2026, le foto che compongono la mostra La strada per Cortina. Sono 86 (84 in bianco e nero), scelte tra un gran numero di immagini, perché Publifoto aveva mandato sei fotografi a coprire l’avvenimento sportivo. Avevano realizzato 1400 foto formato quadrato 6×6, che poi i giornali potevano tagliare formato orizzontale o verticale secondo le necessità. Anche i mezzi per raccontare un avvenimento così rilevante con gli anni avrebbero subito una grande rivoluzione. E non parliamo nemmeno di digitale.

Proprio la digitalizzazione dopo il restauro è stata scelta per conservare le immagini di allora, documento prezioso sotto molti aspetti, come appunto ci fa scoprire la mostra La strada per Cortina, raccontando le Olimpiadi del 1956, esattamente 70 anni dopo le attuali Olimpiadi invernali Milano Cortina.

La mostra è accompagnata dal bel catalogo dalle grandi dimensioni edito da Allemandi. La sopracopertina aperta diventa una grande foto con un atleta impegnato nel salto con gli sci. Girandola, all’interno propone un angolo di Cortina con un perform vestito da orso bianco, promessa di foto originali con i bambini. Un bel catalogo garanzia di un bel ricordo.

(Nella foto Publifoto Cortina d’Ampezzo, 31 gennaio 1956 dalla Mostra La strada per Cortina – Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo)

(Qui la presentazione della mostra)