Ci sono le fragole a Figino? Una ragazza con un grande cesto in mano invita tutti a seguirla: ci porterà nel campo di fragole. Inizia così Le voci di Figino, che il 20 e 21 settembre chiude il festival Immersioni 2025, ideato per rendere protagoniste le periferie di Milano. Le voci ci sono davvero subito: sono di ragazzi che da un balcone urlano che le fragole non ci sono più. È la Figino di ieri e quella di oggi che si contrappongono: da qui venivano davvero le fragole che arrivavano sulle tavole dei milanesi. Qui ora ci sono le nuove costruzioni: il Borgo Sostenibile, che, eretto nel 2015, ha cambiato il volto del quartiere. E’ la doppia identità, con il vecchio borgo che c’è ancora con le sue stradine e la chiesa, contrapposto al nuovo con costruzioni moderne e percorsi pedonali.
Vecchio e nuovo, ieri e oggi, abitanti nati a Figino, famiglie immigrate dal sud Italia in anni ormai lontani e famiglie di immigrazione recente da oltre il continente o giovani che i prezzi di una Milano più centrale hanno indotto a cercare casa altrove. Tutto questo volevano raccontare i Putéca Celidònia, la compagnia teatrale venuta da Napoli per fare una indagine su Figino e farla spettacolo. In 20 giorni si è rivelata una impresa ardua, con risultati particolarmente difficili: nessuno ha voluto partecipare. Salvo Giuditta, signora di 91 anni, con il racconto di un passato fatto di fragole, carretti per trasportarle al Mercato centrale di Milano, fontanili, palio con le varie strade contrapposte in sfide assortite, ma anche prostituzione e due donne ammazzate. È quella storia che non compare sui libri, nemmeno su Google, ma che traccia l’identità di un quartiere che delimita a ovest Milano. Finisterre: oltre Figino non è più Milano.
Tutto questo e relative difficoltà incontrate per raccontarla sono diventate l’anima di Le voci di Figino. E’ lo spettacolo itinerante che partendo dalla piazza del Borgo Sostenibile ha condotto alla ricerca di una storia, dell’anima di un quartiere fatto di vecchio e nuovo. La compagnia di attori napoletani – i Putéca Celidònia – è riuscita a rendere tutto questo uno spettacolo coinvolgente, capace di indurre più riflessioni. Che dice molto anche sulla diffidenza dei più giovani e invece la disponibilità di chi non vuole che i suoi ricordi accumulati negli anni vadano perduti. E’ disponibile a raccontare, conscio – forse come Giuditta – che il teatro può essere un modo per non cancellare il passato, garantirgli una vita attraverso parole che coinvolgono e stimolano uno sguardo diverso. Oltre il bianco di nuovi muri.
E le fragole? Ci sono ancora: vengono dal supermercato.
Le voci di Figino chiude il festival Immersioni studiato per rendere protagoniste le periferie di Milano. Che qualcosa da raccontare lo hanno sicuramente. Insieme possono anche essere punto di richiamo da altre zone di Milano, come ormai da tempo è mare culturale urbano, luogo «magico» che, sul finire delle giornate di Immersioni, il giovedì ha offerto una serata di musica (incontri tra amici, aperitivi, pizza), unita a uno sguardo sul passato di San Siro fatto di cavalli e calcio. E’ stata l’occasione per i ragazzi di Tafferugli, senza particolare clamore – salvo l’esposizione di una maglietta firmata Tafferugli, appunto – per proporre una diversa visione del quartiere San Siro attraverso una fanzine giocata sul surreale e l’improbabile. Perché ironia e sorriso sono sempre un ottimo strumento per vivere meglio.
Qui la presentazione del Festival Immersioni 2025 con direzione artistica di Andrea Capaldi.
(Nella foto un momento della serata a mare culturale urbano nell’ambito di Immersioni, che chiude con Le voci di Figino, in programma il 20 e 21 settembre 2025 nel borgo stesso)






