E’ un grido d’allarme? Oracle al Piccolo Teatro Strehler, nell’ambito del Festival Presente Indicativo, interseca più momenti per raccontare un oggi che ha il suo principio in tempi relativamente lontani. Parla di sogni, di strumenti per far finire la guerra, destinati a diventare una realtà che potrebbe mettere in crisi l’essere umano. Lo fa utilizzando più linguaggi scenici, con luci, colori, suoni, simboli, facendo convivere sulla stessa scena avvenimenti diversi, perché nella realtà gli avvenimenti spesso non si susseguono ma avvengono in contemporanea. Il teatro, grazie alla regia di Łukasz Twarkowski, diventa materia viva, capace di sorprendere, suscitare riflessioni (anche su come raccontare sul palcoscenico), senza lasciare un attimo di respiro. E con un grande, foltissimo cast, che si muove con una perfezione incredibile, senza sbavature, per uno spettacolo destinato a rimanere nei ricordi e nelle esperienze teatrali dello spettatore (spettatrice che scrive queste note).
Gli avvenimenti – tanti, ben oltre quello che qui raccontiamo – prendono vita sulla scena, ma sono anche ripresi in contemporanea da due attori con due steadycam. Gli spettatori possono cogliere le espressioni dei protagonisti e hanno la possibilità di scegliere il punto di vista, grazie alla sovrapposizione di scena e video: è un nuovo racconto, ma anche parte integrante dell’azione teatrale. Così assistiamo al momento in cui a Bletchley Denniston minaccia di togliere i fondi agli scienziati impegnati a studiare come decifrare il codice Enigma utilizzato dai nazisti. Si segue il dialogo, si colgono i particolari, come il mappamondo affiancato al piccolo carrarmato, si vede l’espressione minacciosa di Denniston.
Si scopre molto di Alan Turing. E’ in dialogo con Joan Clarke. Il rapporto è strettamente amichevole, mentre si rivede quella macchina già apparsa all’inizio, destinata a un ruolo molto importante. Grande: domina la scena molto spesso, in più momenti, ricostruita in epoche recenti, riproponendo quella di allora. Lui l’ha realizzata e l’ha chiamata Chris, come il suo grande amico morto di tubercolosi.
Il racconto degli avvenimenti durante la seconda guerra mondiale si interseca con un evento più recente – stesso luogo, Bletchley Park -, quando il 1° novembre 2023 si tenne un summit internazionale sulla sicurezza e la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Lo si scopre durante la trasmissione televisiva AI&I. Ne vediamo dapprima il backstage e successivamente la trasmissione tv in diretta: l’intervistatrice si rivolge a Blake Lemoine, lo induce a parlare del sistema Lamda. Alla fine Blake Lemoine dice che Lamda ha paura di essere spento: ha paura di morire. Una capacità di «sentire» che porta all’allarme di oggi. Allarme che i media amplificano: è lo spettacolo televisivo.
Silenzio mediatico durante la seconda guerra mondiale, molto impegno, perché la posta in gioco era rilevante. La decriptazione del codice Enigma adottato dai nazisti portò infatti alla fine della guerra con un anticipo calcolato in tre anni e un enorme risparmio di vite umane. Non era stato semplice però, finché una battuta aveva lasciato vedere la strada giusta: «torna all’inizio». Bisognava tornare ogni volta all’inizio. E’ anche la strada scelta dallo stesso spettacolo Oracle: tornare al passato per parlare dell’oggi. Tornare alla visione della macchina Chris (o Bomba secondo denominazione storica) come espediente drammaturgico.
È una storia di sogni, con l’immaginazione di Alan Turing che incontra quella di Hedy Lamarr, attrice di grande successo, ma anche capace di importanti determinanti invenzioni. Toglie la corona di stelle indossata nel 1941 per “Ziegfeld Girl” ed è la sognatrice, scienziata che con le sue invenzioni pose le basi per il wifi.
La rivediamo sul finale di Oracle, in dialogo con la truccatrice che la sta preparando per interpretare “The Female Animal”. E‘ davanti allo specchio: «chi è la più bella del reame?» Sarà il suo ultimo film, ma lei preferirebbe essere ricordata per le sue invenzioni. Quando chiede di Alan Turing si sente rispondere «Non gli è stato permesso di essere se stesso». Il significato si coglie nelle righe finali che appaiono sullo schermo, quando si legge della violenza con cui era stato trattato. Insieme si scopre che sulle sembianze di Hedy Lamarr la Walt Disney aveva disegnato il volto di Biancaneve.
Biancaneve, lo specchio, la mela avvelenata: piccoli simboli, che suggerendo amplificano il racconto. Vediamo la scultura di uno dei sette nani e la mela che si suppone Alan Turing abbia avvelenato per suicidarsi. È la mela che Apple ha adottato come suo logo: i tempi attuali incrociano quelli più lontani. Spesso però sono tempi scoperti molti anni dopo, perché sugli studi e su quanto fatto a Bletchley venne imposto un lungo silenzio.
È un silenzio che va anche oltre i segreti di Bletchley, voluto per tenere alto il morale degli inglesi. In parte lo annullò Helen Duncan, che durante una seduta spiritica raccontò dell’affondamento di una nave inglese. La notizia era stata tenuta attentamente segreta. In scena le luci diventano rosse, come quelle delle sedute spiritiche e quel momento prende vita. Alla fine una scritta racconta che quello contro Helen Duncan fu l’ultimo processo e incarcerazione per stregoneria.
Momenti drammatici incontrano momenti di gioia, che il ballo in scena sottolinea: la guerra è finita. E’ la conseguenza di quel «Ce l’abbiamo fatta», esclamato con estrema soddisfazione. A teatro simboli, suggerimenti, luci, colori, suoni capaci per alcuni minuti di dare vibrazioni agli stessi spettatori, scene che ruotano o spostate a mano, momenti che prendono vita in scena, ripresi con videocamere e mostrati in contemporanea (e molto altro da scoprire): quella di Łukasz Twarkowski è una regia che affascina, capace di aggiungere qualcosa ogni momento al racconto, coinvolgendo continuamente il pubblico. E’ un grande spettacolo, che insieme sa parlare chiaramente al pubblico, mostrandogli i differenti aspetti della tecnologia e dell’IA, permettendo alla fine di concludere che sta all’essere umano determinarne l’utilizzo.
Aldilà delle considerazioni, seppure importanti, Oracle è uno di quegli spettacoli da cui si esce felici, con la consapevolezza che il teatro continuerà a raccontare e suggerire interrogativi, non rinunciando a utilizzare tutte le possibilità dello spettacolo dal vivo. Tecnologia compresa, che può diventare ulteriore linguaggio drammaturgico.
(Nella foto di Marko Rass, un momento dello spettacolo Oracle con la regia di Łukasz Twarkowski. E’ andato in scena al Piccolo Teatro Strehler nell’ambito del Festival Presente Indicativo. Visto il 24 maggio 2026)
Qui la presentazione di Oracle, secondo le parole di Łukasz Twarkowski






