Stadio San Siro al centro di San Siro Street Fast Ritual in Immersioni 2026

San Siro Street Feast Ritual, il rito raccontato al Teatro Grassi

Lo sguardo è su San Siro. Lo Stadio. Il Tempio: così lo chiamano Chiara Arrigoni e Vincenzo Politano, protagonisti di San Siro Street Feast Ritual. Non sono entrati, ma per varie settimane hanno girato intorno per cogliere quello spirito che anima il rito: calcio, ma anche concerti. Hanno chiacchierato con i «paninari», come li chiamano loro: non quelli memoria anni ‘80. Questi sono i 64 ambulanti, venditori di panini intorno allo Stadio. Loro lì ci vivono dagli anni ‘90, da quando era stato realizzato il terzo anello per i Mondiali di Calcio Italia 90.

Attorno lacrime e cipolle. Non sempre collegate. Piuttosto sono le lacrime per un passaggio sbagliato o per un gol segnato, che si alternano alle lacrime da concerto. Angelina – Mango, naturalmente – è prima nella lista. Ma ben messo è anche Tiziano (Ferro, ovvio).  Ci sono i santini, Lazza in testa: niente da invidiare a quelli di ecclesiastica memoria.

È un rito che si consuma tra lacrime e cipolle, ricordi di violenze soprattutto nel passato, ma anche esperienze di bagni malmessi e montagne di rifiuti, lavoro sicuro il giorno dopo per chi per mestiere se ne deve occupare, dopo il lavoro dei paninari e il passaggio di tifosi e fan il giorno prima.

Per raccontare il rito che porta al Tempio Chiara Arrigoni e Vincenzo Politano hanno scelto di mixare più linguaggi. In San Siro Street Feast Ritual ci sono i video sul fondo della scena, con le parole dei «paninari» regolarmente sottotitolate, e ci sono loro in primo piano che sembrano vivere sulla loro pelle ciò che ascoltano, mentre vengono ripresi da una telecamera che li rimanda sui monitor. Tutto è scandito dal tempo in countdown, fino ad arrivare a zero minuti. Saranno zero minuti anche per lo Stadio di San Siro, con inevitabile discussione e scossone anche al rito?

Lo spettacolo con un tono dissacrante, ma uno sguardo complice e affettuoso («informali, ma non amiconi» dicono) ha saputo divertire il pubblico. Si è tenuto volutamente lontano da giudizi. Anzi, scherzosamente i due protagonisti si dicono vogliosi di entrare a San Siro per cantare. Anche loro desiderosi di essere parte di quel rito che dà il titolo allo spettacolo. San Siro Street Feast Ritual ha ricordato il ruolo dello Stadio San Siro per Milano, che, come si sente dire durante lo spettacolo, è emblema di Milano insieme al Duomo e La Scala. Lo spettacolo, progetto di e con Chiara Arrigoni e Vincenzo Politano, è andato in scena il 12 settembre con replica il 13. E’ parte integrante del festival Immersioni, che per questa edizione ha scelto di puntare l’attenzione sul quartiere San Siro, quartiere multiforme che ruota intorno allo Stadio e come questo ha più sfaccettature.

La prima parte del Festival ideato e diretto da Andrea Capaldi ha portato San Siro al Piccolo Teatro Grassi. Qui sono andati in scena vari spettacoli, che hanno delineato il quartiere. Una operazione che ha indotto molti abitanti di San Siro a scegliere di riviverne l’atmosfera in un teatro. Prima esperienza per alcuni, sicuramente piacevole e rassicurante, secondo i commenti sentiti, occasione per scoprire che il teatro ha più aspetti e sa parlare della realtà che ci circonda.

La seconda parte di Immersioni, dal 16 al 20 settembre, prevede l’operazione inversa, portando gli spettatori a contatto con differenti realtà all’interno del quartiere San Siro. Fino al gran finale, dal titolo Miracolo a San Siro. Sarà il 20 settembre (ore 16) proprio a mare culturale urbano, che rappresenta il motore propulsore del festival Immersioni.

(Nella foto, lo Stadio San Siro, ribattezzato Stadio Giuseppe Meazza, anche se nessuno se lo ricorda. E’ al centro dello spettacolo San Siro Street Feast Ritual)

Qui la presentazione del Festival Immersioni 2026.