Questa è la Lombardia raccontata sul palcoscenico. Lo richiedeva il bando “Teatro specchio di un territorio”. Promosso dalla Fondazione Pier Lombardo a cura del Teatro Franco Parenti con il contributo di Regione Lombardia invitava a scrivere un testo su misura per il teatro, che potesse essere messo in scena per raccontare la cultura, la storia e i linguaggi del territorio della Lombardia. Tra i 46 testi, che hanno partecipato alla prima edizione del bando, ne sono stati dapprima selezionati 26 per arrivare a una ultima scelta di cinque finalisti. Sono testi che raccontano che cosa significa essere abitanti di questo territorio, affrontano un dialogo intergenerazionale e la tematica del passato.
Il bando non poneva paletti in fatto di età, ma i cinque selezionati sono tutti giovani. I testi dovevano essere belli e significativi con un linguaggio interessante, ma soprattutto dovevano essere adatti alla rappresentazione a teatro. Il bando nemmeno imponeva che fossero scritti in milanese o in dialetto lombardo. Alcuni lo sono e Massimo Bernardini, che era tra i giurati, parla di una rivincita del dialetto, che ha toccato altre regioni, se si guarda ad esempio a Peppe Barra o a Tullio Solenghi, che ha riportato in scena le commedie di Govi. Attualmente sembrano invece mancare degli attori intenzionati a riportare in scena il dialetto milanese. Per quanto riguarda il lombardo invece non si possono dimenticare i Legnanesi.
I cinque testi finalisti hanno trovato altrettante realtà lombarde di produzione che ne hanno curato la mise en espace.
Questi i quattro finalisti, che anche se non vincitori, verranno messi in scena. CTB: L’ort di Alessandro Ceresi, di Milano, regia di Paolo Bignamini;
Farneto Teatro: Ossa di Edoardo Coppi, di Suzzara (MN), regia di Maurizio Schmidt;
Teatro Fraschini: Milano non ha paura di Riccardo Francesco Vicardi, di Treviglio (BG), regia di Umberto Petranca;
Accademia dei Filodrammatici/Teatro dei Filodrammatici: Sem chi di Daniela Annamaria Mandelli, di Garbagnate Milanese (MI), regia di Ermanno Rovella.
Vincitore è Milano e i morti, di cui ha curato la mise en espace Claudio Autelli con Lab121, sempre interessato alla drammaturgia contemporanea. Questa mise en space, commenta, è un momento del percorso, non un punto d’arrivo. Attraverso le vicende di Clara e Laura, una ricca e l’altra dell’hinterland, racconta 30 anni di Milano. Verrà messo in scena alla Bottega dell’arte di Trivolzio nel pavese, da parte del Teatro Franco Parenti e successivamente presso il teatro stesso. Una sequenza di 20 minuti si potrà vedere a Next (nuova denominazione Futura).
Autore è Francesco Toscani, 30enne. Il suo primo incontro con il teatro, racconta, risale a quando da piccolo i genitori lo avevano iscritto a una scuola di teatro. Pessimo attore, ma non era questa la sua aspirazione. Che invece si è realizzata alla Paolo Grassi, con il corso per autori teatrali, perché è proprio la scrittura quella che più lo interessa. Ed è quello a cui si dedica attualmente, ma la voglia di scrivere un romanzo rimane forte.
Forse non si riesce a vivere facendo solo il drammaturgo, ma affiancare altri aspetti legati al teatro, come curare un festival, lo attrae. Intanto la sua vita si divide tra la Lombardia e Perugia, dove sta facendo il dottorato in lettere. Il teatro che preferisce? Quello inglese, ma nell’elenco entrano anche Koltès e Sarah Kane. La prima emozione legata al suo testo che ha vinto il bando? Alla prima lettura da parte degli attori: il testo cominciava a prendere vita. Il presente è legato proprio a questa messinscena. E in un futuro? Magari un romanzo.
(Nella foto, la mise en espace di Milano e i morti di Francesco Toscani con la regia di Claudio Autelli. Il testo ha vinto il bando Teatro specchio di un territorio che richiedeva di raccontare la Lombardia con un testo teatrale)






