Il cielo è blu sopra Notre Dame de Paris alla lettura del cast. Ed è boato ai nomi di Vittorio Matteucci e Giò Di Tonno: sono loro Frollo e Quasimodo che gli spettatori amano da ormai quasi 25 anni. Ora sono pronti a rivivere le emozioni in una pomeridiana del sabato, strapiena, al Teatro Arcimboldi. Emozioni subito forti.
E’ l’inizio di un rito, che solo con Notre Dame è possibile. E’ un rito fatto di emozioni da condividere e ricordi che coinvolgono gli spettatori: alla fine di ogni brano sono applausi convinti. Fin dal primo momento travolti da Gianmarco Schiaretti, che rende indimenticabile “Il tempo delle cattedrali” di Gringoire. Lo riprenderà alla fine.
Sono momenti di brividi, di passioni, che le voci degli interpreti fanno rivivere. Gli applausi si moltiplicano. Applausi per Elhaida Dani, che intona l’Ave Maria pagana di Esmeralda, ormai conscia del suo destino: il suo “Morire prima di avere amato” è davvero struggente. Un wow accompagna gli applausi a Vittorio Matteucci, che ha appena cantato la disperazione di Frollo: lui è religione e scienza, ma è un prete innamorato e sa che “Tu mi distruggerai”. E sono ancora applausi pieni di emozioni quando Giò Di Tonno per un momento canta l’affetto per le campane di Quasimodo. Diventa singhiozzo davvero toccante quando tiene tra le braccia il corpo di Esmeralda.
Questa è una storia di amore devastante, fino a volere la morte di Esmeralda, rea di aver fatto innamorare Frollo contro la sua volontà e per questo colpevole di stregoneria. E’ storia di folle gelosia di Fiordaliso. Beatrice Blaskovic la canta a Febo: ”Ti amerò se tu mi giuri che impiccheranno Esmeralda”.
E’ la zingara. Con lei due mondi si scontrano. C’è la Corte dei miracoli, evocata con barriere mobili che ricreano un ghetto, regno del potente Clopin di Angelo Del Vecchio. Ecco le storie di clandestini, a cui si contrappongono il potere dello stato e quello della chiesa, Febo e Frollo. Emarginati, che tali devono restare. Per Esmeralda, donna, zingara, il destino è la tortura. Lei ha una grande colpa: è bella. Quando Giò Di Tonno, Vittorio Matteucci, Luca Marconi cantano “Bella” è vera passione, per un momento travolgente. E’ l’amore impossibile: quello puro ma inquietante di Quasimodo, quello colpevole di Frollo, il travagliato di Febo, con il cuore diviso tra Esmeralda e Fiordaliso.
Tanti temi, che in platea diventano particolarmente vivi, grazie alla bella musica di Riccardo Cocciante, ai brani, adattati in italiano da Pasquale Panella dai testi originali di Luc Plamondon, magnificamente cantati dagli interpreti.
Tutto avviene davanti alla cattedrale che Victor Hugo, con il suo romanzo “Notre Dame de Paris”, a cui si ispira l’opera popolare di Riccardo Cocciante, voleva salvare da restauri sbagliati, dai restauratori pronti ad abbattere un monumento del passato. In scena è un muro grigio non levigato: Notre Dame, come voleva Victor Hugo, conserva il grigio della pietra toccata dalla patina del tempo e ha quella scritta, ANAΓΚΗ (Ananke) che, quasi un geroglifico, significa destino. Ed è proprio questo che fa da motore alla storia.
Il muro grigio di Notre Dame – fondale sempre presente – diventa un omaggio a Victor Hugo, come le Chimere, contemporanee dello scrittore e non del 1482, l’ambientazione cantata da Gringoire. Arrivano in scena inquietanti: schiacciano, si muovono come dotate di un’anima, mentre movimenti coreografici, breakdance, acrobazie, evoluzioni, coreografie continue prendono vita. I danzatori si arrampicano sul muro di Notre Dame, per successive discese vertiginose. Sono nuovi brividi per gli spettatori.
Ed è luce mutevole. Cambia di colore per amplificare emozioni, far vivere sentimenti, esaltare momenti, concentrare l’attenzione sui protagonisti. È un gioco di luci, che rende tutto particolarmente vivo. Il coinvolgimento degli spettatori cresce fino al momento culminante, quando la luce diventa particolarmente viva inondando Esmeralda. Inondando la stessa platea.
Tanti altri momenti diventano nuovi ricordi, emozioni travolgenti, fino al finale. Conquisteranno ancora molti spettatori durante la tournée italiana del 2026, che celebra i 25 anni dell’opera popolare di Riccardo Cocciante. Fino al 28 giugno 2026 è possibile applaudirla a Milano al TAM Teatro Arcimboldi. La tournée continua poi con molte tappe. Tra queste, al Gran Teatro Giacomo Puccini a Torre del Lago dal 10 al 14 settembre; all’Arena di Verona dal 1° al 4 ottobre, per concludersi a Roma al Palazzo dello Sport dal 26 al 29 dicembre e dal 2 al 6 gennaio 2027.
(Nella foto di Luca Marenda una scena di Notre Dame de Paris l’opera popolare di Riccardo Cocciante con i brani in italiano di Pasquale Panella adattati dai testi originali di Luc Plamondon)
Qui la presentazione di Notre Dame de Paris, avvenuta a dicembre a Palazzo Serbelloni, con Riccardo Cocciante al piano e il cast impegnato nei brani più iconici






