«Qui si viene per vedere il futuro» dice Umberto Angelini in Triennale presentando il Festival Fog autunno 2026, dal 19 settembre al 15 novembre, che da quest’anno si aggiunge all’edizione primaverile, svoltasi dal 27 febbraio al 26 aprile. In questi anni di attività – l’anno prossimo saranno 10 – il Festival ha coinvolto artisti internazionali, che poi sono stati premiati alla Biennale Teatro a Venezia o sono entrati nel cartellone di altri teatri milanesi. Anche per questa edizione Fog autunno il Festival mantiene un carattere interdisciplinare, che interseca linguaggi di teatro, danza, performance e musica, con caratteristiche internazionali, tipiche di tutta la Triennale. È un aspetto che porta vantaggi economici a tutta la città e che piace molto al pubblico. A Fog si vedono spettatori molto giovani, stranieri, ma anche milanesi, che grazie ai sovratitoli non hanno difficoltà di interpretazione.
Questo pubblico, grazie a Fog Triennale Milano Performing Arts, dal 19 settembre al 15 novembre potrà vedere 14 spettacoli per 34 repliche, tra i quali 6 produzioni e coproduzioni, 4 prime assolute, 4 prime nazionali e un’anteprima italiana.
Questa edizione di Fog autunno presenta un 50% di artisti che non sono mai venuti a Milano. Alcuni sono nomi molto famosi a livello mondiale. Altri sono giovani artisti italiani emergenti nell’ambito della ricerca teatrale e coreografica. Si esibiranno negli spazi del Palazzo dell’arte e in altri luoghi di Milano.
«Dalla musica barocca alla musica contemporanea, dal pop alla dance, dalla coralità alla sperimentazione sonora, la musica attraversa gli spettacoli e le performance interagendo da protagonista con i corpi e le immagini. Un affresco di gesti, voci e suoni alternati a silenzi che evocano una tenera e radicale complicità tra spazio scenico e pubblico». Le parole precedono la presentazione del calendario, che prende il via sabato 19 settembre con una prima assoluta firmata da Lina Lapelytė. L’artista lituana, per la prima volta a Milano, dà vita nel Giardino di Triennale a una durational performance di cinque ore che unisce canto e lavorazione della ceramica.
La compagnia Dewey Dell, guidata da Teodora e Agata Castellucci, propone l’anteprima italiana di Dido and Aeneas tra strutture narrative dell’antichità e melodramma barocco (3 e 4 ottobre).
Martedì 6 ottobre, in prima italiana torna a FOG il Premio Pulitzer per la Musica Caroline Shaw. Altro ritorno (10 e 11 ottobre), per un momento di danza internazionale, di Boris Charmatz, che con Muette continua a esplorare la danza come atto essenziale e radicale con il pubblico. Ancora danza con il coreografo americano Kyle Abraham. Per la prima volta a Milano, con la sua compagnia A.I.M rende omaggio alla cultura dei video musicali degli anni ’80. Cassette Vol. 1 è in programma il 14 e 15 ottobre.
Altra prima italiana, sabato 17 e domenica 18 ottobre, per Pour la Fin du Temps, installazione immersiva firmata da madalena reversa. Il progetto artistico prende ispirazione da una delle partiture più originali del novecento, Quatuor pour la fin du Temps di Olivier Messiaen, scritta dal compositore e pianista francese nelle latrine del campo di prigionia nazista di Görlitz. Qui l’aveva eseguita per la prima volta il 15 gennaio 1941 con strumenti rotti davanti a una platea di trecento prigionieri e soldati nazisti.
Venerdì 23 e sabato 24 ottobre la coreografa e danzatrice sudcoreana Yanghee Lee arriva per la prima volta in Italia con Shimmering, che fonde la danza tradizionale coreana con l’energia pulsante della cultura rave e da discoteca degli anni ’90. Negli stessi giorni gli spazi di Voce Triennale ospitano Voice Box, progetto site specific in prima assoluta firmato dalla sound artist Agnese Banti, accessibile anche al pubblico cieco e ipovedente.
Mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre, prima presenza assoluta in città di Jaha Koo. Il regista e compositore sudcoreano conduce lo spettatore in un viaggio culinario intimo e surreale ambientato in un pojangmacha (tipico chiosco notturno di street food della Corea del Sud), dando vita a una malinconica e agrodolce riflessione sull’identità e sull’assimilazione culturale.
Per singoli spettatori ogni volta il 7 e 8 novembre Gaetano Palermo e Michele Petrosino propongono una originale performance one-to-one. E’ Stanza, che invita lo spettatore a entrare in una stanza abitata per otto ore al giorno da un performer in uno stato di volontario abbandono. Il lavoro è definito «di grande intensità emotiva, che tra intimità ed esposizione interroga il sonno come condizione di vulnerabilità condivisa».
A chiusura del programma FOG autunno, sono i debutti firmati da due degli artisti associati di Triennale Milano Teatro per il triennio 2025-2027. Amir Reza Koohestani, tra i più rilevanti registi e drammaturghi iraniani contemporanei, presenta in prima assoluta il suo nuovo lavoro UN/SENT, creato appositamente per il festival (13–15 novembre). Il Salone d’Onore di Triennale Milano è il palcoscenico di The Lovely Gears, installazione site-specific in prima assoluta di Chiara Bersani (13–14 novembre). In un paesaggio di oggetti – creati insieme agli studenti e alle studentesse dell’Accademia di Architettura dell’Università di Mendrisio e presentati in una prima versione al LAC Lugano Arte e Cultura – sospeso tra umano e non umano, lo spettatore è invitato a entrare, attraversandolo, sostando, perdendosi e ritrovandosi.
(Nella foto di Christophe Duggan, il coreografo americano Kyle Abraham con la sua compagnia A.I.M in Cassette Vol. 1 a Fog autunno)






