Che dolore terribile lamore di con regia Daria Deflorian ph Andrea Pizzalis

Che dolore terribile è l’amore, Daria Deflorian e un massacro insabbiato

E’ come se entrasse in una storia altrui: Daria Deflorian ha scelto di rendere questo evidente. Lo ha reso visibile, mettendo in scena Che dolore terribile è l’amore. E’ una scelta simile a quella operata dalla stessa Han Kang nel suo romanzo Non dico addio, alla base della pièce. Perché qui, dice, bisognava evitare una appropriazione culturale: questa è una storia profondamente coreana. E’ la storia della sanguinosa repressione nel 1948 della rivolta di Jeju, l’isola al largo della Corea del Sud, storia di un massacro ampiamente insabbiata, ricostruita con interviste ai parenti delle vittime.

Per recuperarne la memoria Han Kang ha impiegato sette anni ed è andata a vivere lì: ha letto le interviste, ha aperto le fosse. Ne ha scritto non come un romanzo storico: niente semplice elenco di luoghi e numero di morti. Ne ha fatto un racconto fantastico, convinta che per parlare di questa realtà era necessario ricorrere alla immaginazione. Così Daria Deflorian evita di fare un semplice adattamento del romanzo: lo porta in scena come se attraversasse una lunga notte tra fantasmi.

Rispetto al romanzo ha scelto di rendere visibile la madre di una delle due amiche. È una vittima. E’ colei che resiste a non cancellare la memoria per lasciarla in eredità alla figlia. È come una carezza che la madre fa alla figlia, perché condividendo il dolore possa elaborarlo, e questa capisce “che dolore terribile è l’amore”, una espressione che Daria Deflorian ha sottolineato leggendo il libro della autrice sudcoreana. Ed è diventata il titolo della pièce.

Il nostro presente storico e politico ha inciso notevolmente, racconta ora Daria Deflorian, perché ha capito che è necessario guardare il prezzo che le persone pagano rispetto al gioco politico. Ha constatato anche delle coincidenze su come i fatti, su come questo massacro è stato raccontato. Soprattutto, tenuto nascosto.

Per la messinscena Daria Deflorian ha scelto di non limitarsi alla trama e invece rimanere tra la installazione e la rappresentazione. In scena si vedono 12 tronchi, che rappresentano quanto è rimasto del tetto crollato quando tutto è bruciato. I suoni, eseguiti dal vivo, ricreano una atmosfera capace di avvolgere, intervenendo su quanto le donne dicono.

In scena la storia delle due amiche, Gyeong-ha e In-seon e della madre di quest’ultima, unite dal desiderio di non dimenticare, diventa come una notte tra fantasmi con tempi e spazi piuttosto fluidi.

Non c’è invece in scena la neve, che rappresenta il dramma della madre di In-seon, che a sette anni era costretta a rimuovere i fiocchi di neve dai volti dei parenti uccisi dalla polizia militare. La neve rappresenta il trauma e la memoria, ma una neve finta ne avrebbe alterato il senso. Così in scena la neve non si vede. Spiega Daria Deflorian che, durante uno dei laboratori tenuto prima delle prove, un’allieva che studia il coreano ha detto che neve e occhi in coreano sono la stessa parola. Così a teatro, aggiunge, la neve è il pubblico che guarda ed è come se in palcoscenico nevicasse.

Molto altro, comunque, resta da scoprire. Si parla, ad esempio, di un sogno: di chi? Che cosa sogna? Perché in scena si vede una gabbia per uccellini?  E una macchina fotografica?

Accanto a Daria Deflorian in scena sono Monica Piseddu nel ruolo di In-seon e Maria Grazia Mandruzzato. Quest’ultima è la madre, un ruolo per il quale dapprima Daria Deflorian aveva pensato a una figura iconica come Benedetta Barzini: i suoi problemi di salute l’hanno indotta a rinunciare.

Con questo cast parzialmente rinnovato (nel ruolo della madre) prende dunque vita il nuovo incontro di Daria Deflorian con Han Kang, dopo La Vegetariana. Di Che dolore terribile è l’amore era andato in scena uno studio durante il festival Presente Indicativo, seguito dal debutto al festival di Avignone. Dopo la messinscena a Bologna, all’Arena del Sole, dal 30 ottobre lo spettacolo è al Piccolo Teatro Studio Melato fino all’8 novembre 2026.

A corollario dello spettacolo sono previsti alcuni incontri. In particolare il 6 novembre al chiostro Nina Vinchi, partendo da una foto di Jeju sotto la neve, ci si chiede che cosa rimane di un luogo, tra memoria collettiva ed esperienza privata, quando lo si attraversa, lo si fotografa e lo si trasforma in teatro. Si vedrà anche un piccolo documentario realizzato proprio nell’isola al largo della Corea del Sud, al centro del romanzo Non dico addio del Premio Nobel nel 2024 Han Kang.

(Nella foto di Andrea Pizzalis una scena di Che dolore terribile è l’amore con Daria Deflorian)

Che dolore terribile è l’amore

a partire da Non dico addio di Han Kang

drammaturgia e regia Daria Deflorian

con Daria Deflorian, Maria Grazia Mandruzzato, Monica Piseddu

progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis

dramaturg Eric Vautrin; scene e aiuto regia Andrea Pizzalis; luci Giulia Pastore; suono Emanuele Pontecorvo; costumi Ettore Lombardi; direzione tecnica Enrico Maso; consulenza artistica Attilio Scarpellini; collaborazione alla drammaturgia Nikolai Palmieri e Blu Silla

una produzione INDEX in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale | Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa | Teatro di Roma – Teatro Nazionale | Festival d’Avignon | théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse.

A Milano, Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli 6 – M2 Lanza), dal 30 ottobre all’8 novembre 2026 (martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16).