“Il ritorno” è il monologo con cui il Centro Culturale di Milano inaugura la stagione teatrale 2025-2026 giovedì 13 novembre alle ore 21. Ispirato al romanzo Tutto scorre di Vasilij Grossman affronta il tema universale della libertà umana di fronte alle pieghe più oscure della storia. A interpretarlo è Irene Muscarà. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con la Fondazione Grossman (Scuole e Licei) di Milano, in occasione della mostra “Vasilij Grossman – La forza dell’umano nell’uomo” del Meeting di Rimini/Study Center Vasilij Grossman.
Vasilij Grossman scrisse Tutto scorre tra il 1955 e il 1963, ed è considerato il suo testamento spirituale. Osteggiato dal regime sovietico, il manoscritto potè circolare solo in forma clandestina nel Samizdat, vedendo la luce per la prima volta in Germania nel 1970.
Come nel monumentale Vita e destino, lo scrittore mantiene uno stile crudo, asciutto e privo di orpelli, un linguaggio diretto e tagliente che era tipico degli scrittori del realismo socialista.
Tuttavia, queste pagine rivelano una voce di verità ancora più limpida e intransigente. Grossman ha il coraggio di guardare in faccia l’orrore indicibile. Parla della tortura senza fine dei campi di lavoro. A questo segue il dolore sottile di chi, tornando dai lager, scopre negli sguardi dei propri cari la paura e la viltà. L’autore denuncia lo sterminio dei kulaki e smaschera il mito delle origini sovietiche, rivelando come il “disprezzo della libertà” nel pensiero di Lenin fosse il seme velenoso del totalitarismo staliniano.
Tutto scorre è l’atto finale e più alto di Grossman: un’opera di verità che, sebbene scritta nel timore, continua a risuonare come un canto di assoluta libertà.
L’adattamento teatrale di Irene Muscarà si concentra sul ritorno di Ivan, liberato dal lager siberiano il 5 marzo 1953, lo stesso giorno della morte di Stalin. La sua pena? Trent’anni di gelo e silenzio per una singola frase detta da giovane studente: “La libertà è un bene pari alla vita, e chi la sopprime commette un omicidio.”
Tornato a Mosca, Ivan cerca rifugio dal cugino Nicolay, ma viene accolto con freddezza. Scopre che la sua antica fiamma è viva, ma sposata. Quando i parenti gli offrono imbarazzati di restare, Ivan rifiuta. Sale su un treno e parte, incontrando a Leningrado Pinegin, l’uomo che lo aveva denunciato. Sorprendentemente, Ivan non prova rancore, ma è travolto da una solitudine che graffia l’anima. Vorrebbe tornare indietro, a quel freddo inferno dove almeno aveva una coperta, una brodaglia da dividere, amici con cui parlare. Perché la libertà, quella vera, gli appare ora terribile, disumana — uguale, se non peggiore, della prigionia.
Il destino però gli tende la mano. Trova lavoro come fabbro e una stanza in affitto per quaranta rubli da una giovane vedova, Anna Sergeevna, cuoca di mestiere, dolce nel dolore. Con lei, Ivan riscopre il battito della vita, un amore tenero e timido.
Nella prima parte, l’interprete sorprende con la semplicità: i personaggi dialogano attraverso due maniche. Quella di Anna, foderata di piccoli fiori, porta il colore. Quella di Ivan, logora, porta l’ombra.
Nella seconda parte, il racconto scivola su quella desolata “terra di fuoco” che separava i lager maschili da quelli femminili.
Ivan ricorda Masha, arrestata per non aver denunciato il marito: violentata, spezzata nei denti e nell’anima, privata della figlia rinchiusa in un orfanotrofio. Liberata dopo un anno, ma chiusa in una cassa rettangolare: l’unica libertà concessa. Anche Ivan, infine, la ritrova.
Nella casa paterna, sulle coste del Mar Nero, comprende che tutto è cambiato, tranne una cosa, l’unica davvero immutabile: l’uomo.
In scena, Irene Muscarà, vestita di nero su uno sgabello, rende la sua voce limpida e tagliente come un coltello. Dà corpo a un dolore universale, che unisce i sei milioni di ebrei ai milioni di dissidenti morti nei gulag, estendendosi a tutti coloro che pagano con la vita in nome della Libertà. Irene Muscarà, attrice siciliana e milanese, di teatro, cinema e televisione, ama e pratica la danza contemporanea e classica, canta e suona il pianoforte.
La sua formazione ha influenze mediterranee e del centro Europa. Parla russo, ebraico, inglese con un’importante formazione presso la Russian Academy of Theatre Arts GITIS. Colpita dalla lettura di Vasilij Grossman e di altri autori perseguitati, che nella bravura della propria professione coltivavano la custodia dell’umano e dell’arte, ha tratto una pièce teatrale intensa, dove la parola incarnata diventa corpo e messaggio.
Il ritorno
Spettacolo teatrale di e con Irene Muscarà
Dall’ultimo romanzo di Vasilij Grossman Tutto scorre
A Milano, Auditorium CMC Centro Culturale di Milano (Largo Corsia dei Servi 4), giovedì 13 novembre 2025, ore 21. Biglietti Intero € 10, Amici del CMC € 7






