Non è certo il più amato tra gli dei della mitologia greca. Bruttino e anche maltrattato dalla madre. Ma Efesto è il dio del fuoco, elemento fondamentale per l’umanità ed è anche artefice di tanti attrezzi utilizzati dagli altri dei. È lui a realizzare armi e armature per Achille. Ed è il protagonista dello spettacolo teatrale parlato in siciliano, perché Efesto alla fine va ad abitare proprio all’interno dell’Etna.
Lo spettacolo racconta il mito di Efesto, che può essere vissuto come il trionfo di chi dopo una caduta sa risorgere, di chi alla bruttezza sa rispondere con la capacità del fare, che lo rende indispensabile agli altri.
Efesto cascau do’ cielu si intitola lo spettacolo, che già dal titolo racconta i primi momenti del mito: la caduta che precede la ripresa. Protagonista è Salvo Drago, anche autore del testo, che recita in siciliano, parlando direttamente ai tanti siciliani che vivono a Milano. Ma, grazie alle musiche originali suonate dal vivo da Fabio Agosta, l’espressività dell’attore e la musicalità stessa della lingua può catturare l’attenzione anche dei non siciliani.
«Un dio che parla in siciliano – si legge nella presentazione -, un dio gettato via, un figlio non amato, un artigiano che forgia col fuoco e col dolore. Efesto è il dio più imperfetto dell’Olimpo. Eppure, forse, è il più umano. Dopo una vita tra rifiuto, vendetta e passione, la sua voce esplode: in un grido, in una risata amara, in un ultimo desiderio d’amore. Tra lava, ironia e passione, una voce che brucia come vulcano. Una storia di fuoco e ferro. Una montagna, l’Etna, che respira dolore. Un dio che non vuole più essere dimenticato».
Queste sono le parole usate per presentare lo spettacolo prodotto da Il teatro sull’Etna: «un dio imperfetto, un cuore di ferro, un amore tradito. Dalle profondità del mito e del dolore nasce il grido di Efesto: dio caduto, forgiatore d’armature, escluso dagli dei, ma padrone del fuoco. Tra lava, ironia e passione, una voce che brucia come vulcano. Una confessione potente, poetica, indimenticabile».
L’appuntamento è a Milano al Rosetum sabato 7 marzo alle 18.30, nell’ambito della rassegna “La grammatica degli affetti”, presentata dicendo «la possibilità di condividere gli affetti della vita con una grammatica fatta non solo di parole, ma anche di gesti e perfino di respiri. E da tale condivisione accade qualcosa di irripetibile come il teatro: una finestra a cui non vorresti solo affacciarti, ma che vorresti scavalcare per essere parte di quell’evento».
Alla fine dello spettacolo il bar al Rosetum è aperto.
Efesto cascau do’ cielu
In siciliano
Con Salvo Drago
musiche originali suonate dal vivo da Fabio Agosta
durata 50 minuti
a Milano, Rosetum (via Pisanello 1), sabato 7 marzo alle 18.30
Il Rosetum si raggiunge con M1 De Angeli + 63 o 80. Oppure con tratti a piedi M1 Gambara; M4 Frattini + 98; M5 Lotto + 98






