È un incontro di culture nel nome del teatro. Arrivato alla terza edizione il Festival Presente Indicativo organizzato dal Piccolo Teatro offre una visione internazionale a un pubblico variegato per lingue e per età, interessato ad aprirsi al mondo. Come sottolinea Lanfranco Li Cauli «sono cittadine e cittadini di Milano – tra loro anche le centinaia di nuovi abbonati under 35 che, negli ultimi mesi, si sono aggiunti al nostro pubblico affezionato –, insieme a quella comunità di “milanesi internazionali” che, vivendo o attraversando la città, contribuiscono a definirne la fisionomia culturale». Al Festival gli spettatori trovano spettacoli in varie lingue, ma anche sovratitolati in italiano e in inglese.
La prima edizione del Festival Presente Indicativo aveva visto una riflessione sui linguaggi teatrali e la loro trasformazione. Nella seconda edizione la riflessione verteva in particolare sull’Europa e sul concetto di sentirsi europei. Questa terza edizione ha al centro le relazioni, proponendo di riflettere sui rapporti interpersonali sotto forma di dialogo o di conflittualità. Insieme c’è un’attenzione al lavoro degli artisti associati sia italiani – nuovo entrato è il collettivo Parini Secondo – che internazionali, per fare del teatro un crocevia di conversazioni, una occasione per incentivare gli incontri e i dialoghi con la città.
«Proprio qui – conclude Claudio Longhi -, in Milano, trivio di angoli, orizzonti e vedute, quadrivio di compagni di viaggio e maestri, amici e passanti, si intreccia così un arazzo multicolore del nostro tempo che ha nella varietà la sua prima ricchezza, ma che affonda, altresì, le proprie radici in un comune linguaggio basilare, scandito da parole “d’inciampo” cruciali: passato, futuro, corpo… forse, ecco: cuore».
Secondo tradizione si inaugura il 14 maggio, anniversario dell’apertura del Piccolo, 69 anni fa, voluto da Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Allora era andato in scena l’Albergo dei poveri. Questa volta ad aprire il Festival Presente Indicativo è Tiago Rodrigues, con By Heart al Teatro Grassi il 14 e 16 maggio e La distance. Con il primo dei due spettacoli si affronta l’importanza di imparare a memoria un testo come valore della trasmissione contro l’oblio. L’altro, allo Studio Melato, ambientato nel 2077 in piena crisi climatica, ha al centro il dialogo tra un padre e la figlia in esilio su Marte. Con Tiago Rodrigues, direttore del Festival di Avignone, è anche l’occasione per un incontro tra festival differenti.
Valentina di Caroline Guiela Nguyen dal 15 al 17 allo Strehler pone al centro una bambina sospesa tra due lingue e divisa tra due Paesi, la Romania e la Francia, alle prese con i segreti della sua famiglia e con la difficoltà di interpretarli.
Allo Studio Melato con Niccolò Fettarappa e il suo Orgasmo si riflette sul tramonto del desiderio. Con lui è anche un incontro con uno degli artisti associati. Come con Daria Deflorian, che il 27 allo Studio Melato presenta Che dolore terribile è l’amore sulle conseguenze della rivolta del 1948 sull’isola di Jeju in Corea del Sud, quando furono uccisi trentamila civili.
Dopo il grande successo di Rohtko nella scorsa edizione del festival, Łukasz Twarkowski propone questa volta Oracle al Teatro Strehler, il 23 e 24 maggio. Il regista polacco, tra teatro e multimedialità, mette al centro l’incontro con Alan Turing, tra i padri dell’informatica, che, decifrando il codice Enigma, cambiò il corso della Seconda guerra mondiale. Tra paesaggi sonori immersivi e proiezioni si parla di intelligenza artificiale e del lato oscuro della tecnologia.
Con Milo Rau, attraverso una drammatica storia recente, si affronta un tema di particolare attualità, come la lotta contro la violenza di genere. Definito un oratorio scenico Il Processo Pelicot è domenica 24 maggio, al Teatro Studio Melato. Il ricavato sarà devoluto alla Casa delle Donne di Milano, impegnata a contrastare la violenza di genere.
Dal 25 al 30 maggio, al Teatro Grassi, Lino Guanciale porta in scena Flusso, insieme a Gianmarco Saurino. E’ un monologo per due attori, due vite, un solo personaggio in una stanza sospesa tra presente e ricordo. E’ l’occasione per una navigazione poetica sul senso dell’identità, del tempo, sul crescere, sul morire, sull’impossibilità di smettere di esistere.
Il teatro come crocevia di più linguaggi è proposto dalla coreografa Anne Teresa De Keersmaeker con le sue visionarie, geometriche partiture. Dal 28 al 30 maggio al Teatro Strehler con Brel la danza incontra la musica di Jacques Brel.
Ancora danza e movimenti coreografici al Teatro Studio, nelle stesse giornate con il giovane collettivo femminile Parini Secondo. Con SLOOOOOOW – il tempo della festa si assiste a un processo di rallentamento coreografico. E’ preceduto, il 26 e 27 maggio, da HIT OUT, performance site-specific per il Chiostro.
Il Festival Presente Indicativo si completa con incontri, tavole rotonde per parlare del pubblico e degli spettatori a teatro. Ma è anche una occasione di incontri nella piazza davanti al Teatro Strehler. Con un programma curato da mare culturale urbano alla sera ci sono incontri, dj set, tante occasioni per dialogare su quanto visto e affrontare nuovi temi, stimolati dalla visione degli spettacoli. Così, dal palcoscenico alla platea e successivamente alla piazza il dialogo prende nuove forme e offre ulteriori occasioni per vivere il teatro sotto tutti gli aspetti, come momento di riflessione, di interrogativi, di dialogo, ma anche di divertimento.
(Nella foto di Marko Rass un momento di Oracle di Łukasz Twarkowski il 23 e 24 maggio al Festival Presente Indicativo)






